Specchio specchio delle…

Tutto ciò che è scritto di Abramo sta scritto dei suoi figli.

Questo antico adagio di Rabbi Pinehas1 su Abramo e la sua discendenza esprime eloquentemente la funzione che i personaggio dei racconti biblici, specialmente i protagonisti umani, esercitano sugli ascoltatori o lettori delle loro storie.

Se è vero che i racconti, tra essi quelli della Bibbia, non rispondono solo a criteri estetici, ma funzionato nella misura in cui catturano l’ascoltatore/lettore gettandolo da protagonista nella storia raccontata, spingendolo a prendere posizione, a provare simpatie o antipatie, arrischiando di immedesimarsi in questo o in quel personaggio, essi agiscono da specchio rinviando un’immagine di realtà che l’ascoltatore/lettore confronta con la propria. In questo senso i racconti sono uno specchio in cui scorrono le vite degli ascoltatori/lettori. Tutto questo permette al racconto di non essere solo informativo ma performativo nel senso che tende a modificare lo stato di chi lo ascolta o di chi lo legge. Un esempio sono i racconti della parabole evangeliche: con essi Gesù mirava non tanto a intrattenere lietamente il suo uditorio, ma a trasformare la vita dei suoi ascoltatori.

Per la Bibbia l’arte di raccontare è costitutiva della sua tradizione, della fede d’Israele come di quella dei primi cristiani: Israele e, a seguire, le prime comunità cristiane hanno vissuto formulando la loro identità attraverso il racconto. Il racconto è diventato il mezzo attraverso il quale Israele e le prime comunità cristiane hanno espresso la propria fede in un Dio che interviene nella storia senza nulla togliere alla libertà degli uomini. Dal momento che interviene nella storia, il Dio di Israele e dei primi cristiani, è un Dio che viene raccontato. Per gli uomini e le donne della Bibbia, il racconto è il mezzo per eccellenza di dire Dio e di incontrarlo.

Un racconto è seme di altri racconti ed è così per molte narrazioni bibliche. Esse sono state riprese e allargate soprattutto nella letteratura religiosa e parentetica dei rabbini. Di esse farò tesoro riproponendole.

Con queste sintetiche osservazioni propongo alle lettrici e ai lettori di questo blog di intraprendere con me un viaggio all’interno di uno dei racconti più belli e intriganti, portatore di domande e di dubbi, quale è quello che ha come protagonista Giacobbe, il terzo patriarca di cui parla il libro della Genesi. Per la verità il racconto di Giacobbe è un ciclo di racconti su di lui che presenta nella figura del protagonista l’anima unitaria e di collante.

La storia di Giacobbe inizia con la genealogia di suo padre, Isacco, in Gen 25 e termina con la notizia della su morte e sepoltura in Gen 35. Certo Giacobbe sopravviverà a suo padre, ma dal capitolo di Gen 36 non sarà più lui il protagonista, quanto invece i suoi figli tra i quali spicca Giuseppe. È uno strano modo raccontare che ha il libro della Genesi: racconta le storie dei figli inquadrandole nella vita dei padri, come a dire che tutto ciò che è scritto del padre è scritto dei figli.


  1. Cfr. Genesi Rabba 40.6. Per il testo italiano vedi FEDERICI T. (ed.), Commento alla Genesi (Berešit Rabbâ). Introduzione versione note di Alfredo Ravenna (Classici delle religioni. Sezione seconda. La religione ebraica), UTET, Torino 1978.

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