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Gen 25,27-28

Tra i versetti 26 e 27 il tempo della storia fa un balzo in avanti di vari anni. In Gen 25,26 il lettore aveva lasciato i due gemelli che erano dei neonati, se li ritrova, giusto una riga sotto, già dei ragazzi (hannᵉꜥārim). Ciò rende possibile il cambio della scena.

²⁷ I fanciulli crebbero ed Esaù divenne abile nella caccia, un uomo della steppa, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che dimorava sotto le tende. ²⁸ Isacco prediligeva Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto, mentre Rebecca prediligeva Giacobbe.

Le caratteristiche di ciascun fratello, descritte alla loro nascita, si trasformano ora in tratti caratteriali e comportamentali ben marcati e tra loro opposti.

Esaù, il bambino ruvido e peloso, diventa un rude ed esperto cacciatore, amante degli spazi aperti, mentre Giacobbe è presentato come «uomo (ʾiš) tām». La maggior parte dei traduttori ha reso l’aggettivo ebraico, seguendo il contesto immediato, con «mite», «tranquillo», persino «ritirato». L’aggettivo descrive uno che ama la vita sedentaria e “casalinga”, diremmo oggi un “pantofolaio”. Il racconto mostrerà che le cose per Giacobbe andranno in tutt’altro modo. Altra possibilità è di rendere il vocabolo ebraico con «integro» o «moralmente buono», anche in questo caso la storia smentirà l’apparenza.

A queste profonde diversità fanno eco le opposte predilezioni dei genitori (v. 28). Le due proposizioni del v. 28 sono, dal punto di vista sintattico, costruite a contrasto: «E amò Isacco Esaù perché era goloso di cacciagione, mentre Rebecca amava Giacobbe»4.

Qui il lettore apprende un’altra caratteristica di Isacco: oltre ad essere un uomo pio (cfr. v. 21) e anche un amante della buona tavola, ha una specie di bramosia per la cacciagione, ragion per cui predilige il figlio cacciatore, Esaù.

Questo aggrava la situazione tra i due fratelli, perché Rebecca ha a cuore Giacobbe, ma il narratore non ne dà la ragione e il lettore la può solo congetturare: forse è il suo stile di vita casalingo e quindi più facilmente manipolabile del fratello maggiore?

Qualsiasi sia la ragione, qui vengono posti i presupposti per l’episodio del capitolo 27, dove Rebecca farà leva sulla golosità del marito e sulla manipolabilità di Giacobbe al fine di favorire la benedizione per il figlio prediletto. In questo modo, però, perderà entrambi i figli.

I due fratelli già iniziano a dare consistenza all’oracolo profetico e la scena seguente non fa altro che confermare, se non ingigantire, quanto sinora descritto circa le loro opposte nature.


  1. Nelle leggende degli ebrei troviamo questo racconto.
  2. Idea suggerita da ALTER R., L’arte della narrativa biblica (Biblioteca biblica 4), Queriniana, Brescia 1990, 60
  3. HALOT, 1742..
  4. La seconda proposizione è una PNC del tipo waw-x-qatal e marca un passaggio dalla linea principale della narrazione allo sfondo. La sua funzione è di contrasto. Cfr. Niccacci, Sintassi del verbo, § 42.49.

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