Sono in te tutte le mie sorgenti

Salmo 87

Il Salmo 87 è tra i più brevi del libro del Salterio, solo 7 versetti che cantano la città di Gerusalemme, identificata con lo sperone di roccia su cui sorge il tempio, Sion. Per questo il salmo è classificato fra i canti di Sion (cfr. Sal 46; 48; 84; 122).

Sostanzialmente il canto ruota attorno a due idee di fondo: Gerusalemme/Sion è la città del Signore; in quanto città di Dio è la casa spirituale non solo del popolo, ma di tutti i popoli che la riconoscono. Detto in altri termini il Salmo canta la città di Gerusalemme come amata dal Signore e madre delle nazioni. Ma c’è una peculiarità: non si tratta più della salvezza di Sion o dei figli di Sion davanti alle nazioni, ma della salvezza delle nazioni mediante Sion. Chiaramente tale prospettiva universalistica colloca la composizione del salmo o la sua redazione finale nel periodo post-etilico, probabilmente quello persiano del V secolo a.C.

La composizione ha un ritmo binario (vv. 1-3; 4-7), ma c’è chi ha individuato una struttura concentrica con al centro il v. 5 con le due idee principali: Sion è la città madre di tutti; l’Altissimo è il suo fondamento. In questa proposta, però, restano fuori i vv. 1-2, interpretati come una sorta di ouverture.

Ouverture: vv. 1-2
Corpo del salmo:
A «in te» (v. 3);
     B «là» (v. 4);
           C «in essa» (v. 5);
     B’ «là» (v. 6);
A’ «in te» (v. 7).

L’introduzione (vv. 1-2) lancia il tema del salmo, sottolineandone l’importanza: il salmista intende illustrare e raccontare il carattere tutto speciale di Sion come «città di Dio». Lo fa ricorrendo a una serie di immagini. Innanzitutto Sion è una città fondata e collocata dal Signore sui «monti santi». Sono evocati i miti di creazione, dove i «monti santi» corrispondono al monte originario che, in quanto monte universale e monte del paradiso, conferisce al tempo stesso stabilità e vita alla terra. Il Signore si è scelto la città di Sion/Gerusalemme ed ama questa città. È una scelta slegata dalla fedeltà dei suoi abitanti, unicamente dettata dalla “grazia” di Dio che la preferisce a tutti gli altri luoghi santi del territorio di Israele.

Lo sguardo del poeta percorre il perimetro della città con le sue mura e le sue porte (v. 2). L’evocazione delle porte di Sion può far riferimento al fatto che esse erano il luogo in cui si amministrava la giustizia. L’espressione quindi può essere una metafora del diritto che dal suo santuario Dio proclama (Sal 24; 118,19) per Israele e per le tutte nazioni1.

Al v. 3 le meraviglie attribuita alla «città di Dio» trovano la loro ragione nelle affermazioni precedenti, soprattutto nel fatto che le porte di Sion sono luogo privilegiato del diritto divino.

I vv. 4-7 rompono gli stretti confini della nazione ebraica e li allargano al mondo intero. Il Signore, che sta parlando in prima persona al v. 4, riconosce ai popoli della terra il diritto di cittadinanza nella “sua” città, operando una sorta di iscrizione nella libro dei cittadini. Con tutta probabilità il salmista recupera un’idea, ben presente nel vicino oriente antico, che le città e anche i templi avessero dei libri in cui erano registrati i propri cittadini o devoti. Nel libro dei cittadini o dei devoti di Sion, Dio vuole inscrivere tutti i popoli, iniziando dai cittadini delle grandi potenze di allora, spesso considerati nemici giurati di Israele: Rahab che sta per l’Egitto e Babilonia, come pure la Filistea, la Fenicia e Kush (Etiopia). I popoli citati, rispetto a Israele, raffigurano geograficamente i quattro punti cardinali: ovest (Egitto), est (Babilonia), nord (Filistea e Tiro) e sud (Kush-Etiopia).

Se i nati di una città diventano suoi cittadini, il Signore proclama che «l’uno e l’altro», vale a dire tutti, sono nati in Sion (v. 5). Di conseguenza Gerusalemme non è solo la città di Dio, ma la madre di tutti gli uomini e questo perché il Signore scrivere nel libro dei popoli affianco al nome di ciascun uomo: «Costui è nato là» (v. 6).

Il versetto conclusivo (v. 7) permette a chi è nato in terra straniera di cantare Gerusalemme come la fonte della speranza e della salvezza, ricorrendo alla bucolica immagine delle sorgenti: tutte nascono dalla montagna santa su cui è edificata Sion.

Gerusalemme/Sion nell’immaginario dell’orante diventa la radice della vita di ogni uomo, del pio israelita come del pagano. L’evocazione poi di Sion come madre dei popoli dà al fedele la certezza che la sua vita, nonostante le difficoltà che incontra e le solitudini che vive, non sarà mai abbandonata: c’è sempre una madre che lo pensa, lo ama e lo attende. Nella rilettura cristiana questa madre è la Vergine Maria.


  1. Zenger, I salmi III, 111.

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