Il ritrovo è alla porta di Sion. Fuori e dentro la porta c'è, pressappoco, la stessa altimetria: è il medesimo monte Sion, fisicamente la stessa altura. Bisogna ricordare che questo nome è stato attribuito a diversi luoghi. Nell'epoca biblica si intendeva per monte Sion la città di Davide, cioè la collina che sta presso la piscina di Siloe; in quel luogo sono stati trovati i resti più antichi, ma nulla dell'epoca davidica. Poi ci fu un allargamento: per monte Sion si intese l'intera città di Gerusalemme. Il nome della roccaforte di Davide si estese all'intero complesso cittadino. La prima notizia l'abbiamo in Giuseppe Flavio, nella Guerra Giudaica I,61. Descrivendo Gerusalemme, Giuseppe afferma che la parte alta risaliva ai tempi degli antichi re, dove Ircano aveva cercato la tomba di Davide per rubare il tesoro. Giuseppe racconta nelle Antichità (XIII,8,4) che gli operai di Erode, alla ricerca della tomba, trovarono un sepolcro; da esso uscì un fuoco che impedì loro di penetrare. La tomba era dunque conosciuta nel luogo oggi chiamato Sion. A testimonianza di questo bisogna ricordare che la porta di Sion è chiamata dagli arabi porta del profeta Davide (Bab Nebi Dawoud). I cristiani non hanno dunque inventato questo luogo ma l'hanno onorato oltremodo a motivo della presenza del Cenacolo.
Uscendo dalla porta di Sion si osservano le mura ottomane. Il muro attuale è l'erede ultimo delle antiche mura. Si discute quando il monte Sion fu escluso dalle mura (ai tempi di Cristo era parte della città). Si pensa che l'inizio di questa divisione della collina sia avvenuto al tempo di Adriano (135 d.C. circa); in quel tempo la città si spostò verso nord. Scavi recenti hanno evidenziato resti dell'epoca di Cristo ma non resti posteriori. All'inizio del secolo XX Bliss e Macalister hanno effettuato un grande scavo durato circa quattro anni e hanno ritrovato effettivamente le mura dell'antica città. Nel cimitero latino e in quello protestante si possono vedere resti di mura e addirittura una porta (la cosiddetta porta degli Esseni).
Ci si avvia verso il Cenacolo. Secondo la costante tradizione cristiana il Sion è il luogo della prima casa dei cristiani a Gerusalemme. Qui sono ricordate: l'ultima cena, le apparizioni del risorto, la discesa dello Spirito santo e la casa di Maria, madre di Giovanni Marco (luogo dove Pietro andò dopo essere stato imprigionato). Tutti questi luoghi sarebbero identificati col Cenacolo. I cristiani abitavano qui e la trasformarono in Chiesa. Epifanio di Salamina, monaco in Palestina e poi vescovo a Cipro (IV secolo) dice che quando Adriano visitò Gerusalemme (nel 138 d.C.) trovò il monte Sion completamente raso al suolo ad eccezione di alcune poche case, fra cui la piccola chiesa del Cenacolo (ELS 733; TCG 97). Il pellegrino di Bordeaux menziona sette sinagoghe (ELS 729; TCG 97). Eusebio di Cesarea afferma invece che sul monte Sion c'era una chiesa di giudeo cristiani, con un vescovo, Giacomo, fratello del Signore (TCG 97). La comunità si sarebbe ritirata a Pella dopo la distruzione di Gerusalemme e successivamente sarebbe tornata. Eusebio nomina quattordici vescovi (che chiama "vescovi della circoncisione") dall'inizio fino ad Adriano. Dopo la seconda rivolta giudaica (essendo stati espulsi i giudei da Gerusalemme) ci furono vescovi provenienti dalla gentilità: Eusebio ne nomina quindici sino ai suoi tempi (nel IV secolo). Dove abitassero i vescovi non è detto. Eusebio dice pure che il vescovo Alessandro fondò una biblioteca dove studiò Origene. Di tutto ciò oggi non rimane nulla; il problema è sapere qual è il rapporto fra la piccola chiesa nominata nelle fonti e quello che c'era nel IV secolo.
Il pellegrino di Bordeaux (ELS 731; TCG 97) parla di rovine della casa di Caifa e del palazzo di Davide. Insieme afferma di aver visto sinagoghe. Dal Talmud sappiamo che a Gerusalemme c'erano centinaia di Sinagoghe e le sette del monte Sion erano forse sopravvissute alla distruzione. Una di queste era la casa dei cristiani. Non era ancora chiamata chiesa ma sinagoga e il suo capo non era detto vescovo ma arcisinagogo.
Egeria offre un'altra testimonianza (del 381 o 384, ELS 732; TCG 97). Essa parla di varie liturgie al monte Sion: la chiesa era dunque già esistente. Egeria afferma che al Sion si ricordava la flagellazione del Signore (presso la casa di Caifa, nella quale c'era una colonna) e si facevano celebrazioni che ricordavano la domenica in albis e la Pentecoste.
Il riferimento al Cenacolo compare in un antico lezionario della chiesa di Gerusalemme, in lingua armena (dopo il 417, ELS 737; TGC 97) che ricorda l'ultima cena. Le notizie di Egeria e del lezionario sono molto simili, a testimonianza della bontà delle descrizione della pellegrina. Tuttavia Egeria non parla dell'ultima cena ma solo della discesa dello Spirito santo. Successivamente abbiamo molti testimoni che ricordano la cena. Forse, stando ad un antico lezionario georgiano, la chiesa fu costruita da un vescovo di nome Giovanni (successore di Cirillo di Gerusalemme) che resse la Chiesa madre dal 387 al 417 (ELS 748; TGC 98).
Bisogna anche ricordare la dormizione di Maria. In questo luogo la tradizione ha identificato il sito del transitus Virginis. Epifanio (un monaco del IX secolo, ELS 755) afferma che Maria abitò a Betlemme e venne a morire a Gerusalemme.
Infine il luogo custodisce anche il ricordo della tomba di Davide. Le testimonianze iniziano nel IX - X secolo. Una Vita di Elena e Costantino (del X secolo, ELS 756), con molti elementi favolosi, afferma che c'era una chiesa a ricordo di questa tomba. Le fonti crociate dicono poco a riguardo. A parlarne è invece Beniamino di Tudela (1167, ELS 760) che fece un celebre viaggio a Gerusalemme. Beniamino racconta che alcuni operai trovarono una tomba e da essa uscì un fuoco (il racconto ricorda quanto detto da Giuseppe Flavio nelle Antichità).
Nel 1347 Niccolò da Poggibonsi, frate francescano, venne in terra santa. Nel suo racconto (ELS 776,10) afferma di aver visto "una tribuna lunga e stretta e ivi fu seppellito David". Dobbiamo pure ricordare che nel 1332 un gruppo di francescani si era stabilito sul monte Sion e nel 1342 il papa Clemente VI aveva affidato ai frati minori la custodia della terra santa con la bolla Gratias agimus (ELS 774; TCG 98).
Nel 1431 un movimento di musulmani ed ebrei tolse ai francescani, prima la tomba di Davide, poi la sala sopra la tomba di Davide (detta sala dello Spirito santo). Nel 1524 fu tolto il Cenacolo (nella sala superiore c'è ancora una lapide in arabo che lo ricorda, ELS p. 525 n. 1); rimase solo la cappella di San Francesco. Nel 1551 i francescani furono definitivamente cacciati dal monte Sion e abitarono per un certo tempo presso un forno, vicino al Cenacolo; poi acquistarono il convento di San Salvatore già dei georgiani (ELS 787). Nel 1936 i francescani acquistarono uno spazio che battezzarono Cenacolino. Non bisogna dimenticare la presenza cristiana presso la chiesa della dormizione della Vergine, costruita dai tedeschi alla fine del secolo scorso.
Salendo alla sala superiore si nota una colonna di grandi dimensioni addossata ad un pilastro di epoca crociata. La chiesa era grande (70 x 34 m). Negli scavi eseguiti sotto il book shop della Dormizione sono stati trovati i resti della chiesa crociata, chiamata Santa Maria del monte Sion.
All'interno del Cenacolo si notano pilastri con piccole colonne. Forse già nella chiesa antica il luogo della cena era al piano superiore. L'architettura del Cenacolo è molto discussa. È troppo evoluta per essere del periodo crociato; forse è del 1300. Ad Acri ci sono sale appartenenti al secondo regno latino di Gerusalemme che hanno somiglianze con il Cenacolo. In mezzo ci sono due colonne con capitelli riusati. Quello di destra è del XIII secolo: si tratta di un capitello raffigurante acanto classico. Il capitello di sinistra è invece di epoca precedente, precrociata. Il reimpiego di elementi precedenti è intenzionale ed è un modo per dare lustro al luogo stesso.
Si notano anche evidenti aggiunte. C'è un baldacchino di epoca turca; le sue colonne e i suoi capitelli sono però di epoca crociata. Un capitello è pregevole perché rappresenta pellicani (un chiaro simbolo eucaristico). I disegni di padre Bernardino Amico (del 1619 ELS p. 523; TCG 32, fig. 47) indicano qui una scala. Al centro della sala, addossata ad una finestra, c'è una costruzione per la preghiera dei musulmani (è del 1920). Sulla parete sinistra un'iscrizione araba del 1524 ricorda che Muhammed el Agemi ha tolto questo luogo ai frati per riconsegnarlo al culto del vero Dio (ELS p. 525 n. 1). Di fatto l'edificio è stato dato a privati. Nel 1948 la casa apparteneva ad una facoltosa famiglia di musulmani gerosolimitani (di nome Dajani). In quell'anno passò alla Cassa delle proprietà degli assenti che ancora amministra l'edificio. La tomba di Davide e molti locali furono affidati alla Diaspora giudaica, associazione che gestisce i locali. Nel luogo che ricorda il Cenacolo era in vigore lo status quo, secondo cui ai cristiani era permesso pregare solo in due occasioni, il giovedì santo e la solennità di Pentecoste.
Complesso è il muro di sinistra (verso la cappella dello Spirito santo). I muri, anzitutto, non sono crociati ma bizantini; riflettono così una situazione precedente e più antica. Si notano i segni di due finestre. Un architrave è ben visibile, segno di una porta, forse di due porte. Le porte collegavano la sala del Cenacolo con la sala dello Spirito santo; la duplicità forse serviva ai pellegrini per entrare ed uscire. In quella sala ci sono i segni di un antico rivestimento marmoreo (l'uso di mettere marmi è tipicamente bizantino).
Si discute pure sulla disposizione dell'antica chiesa. Vincent vorrebbe che la chiesa crociata fosse come la chiesa antica e l'attuale Cenacolo parte di quella costruzione; altri invece escludono il Cenacolo dall'antica chiesa.
Guardando le chiavi di volta si nota che c'erano sculture e in particolare si intravede un agnello.
Uscendo dalla porta vicina al baldacchino e scendendo le scale si giunge presso il portico dell'antico convento francescano. Ci sono ancora segni della loro presenza (uno stemma con lo scudo e i tre chiodi; altri stemmi nobiliari tedeschi del 1550, etc.). Il chiostro è stato conservato per tre lati; il quarto non esiste più. Il muro che si vede è molto complesso e unisce elementi romani ed elementi crociati.
Nel 1949 J. Pinkerfeld fece un'indagine archeologica. Ha trovato che, dietro il muro del cenotafio di Davide, c'è una piccola abside con una nicchia. La sua conclusione è che si tratta di una sinagoga (come altre presso Hebron). Scavando il pavimento ha trovato un pavimento crociato, sotto un mosaico bizantino e sotto ancora un marmo policromo del I secolo, del tempo fra le due rivolte (70-135 d.C.). M. Avi-Yonah pensa invece che si tratti di una costruzione del IV secolo, al tempo di Giuliano l'apostata. Padre B. Bagatti parla invece della comunità giudeo-cristiana tornata da Pella dopo l'esilio.
Il luogo della sepoltura del re Davide è molto onorato dagli ebrei: si tratta di un cenotafio. Dietro il monumento funebre a Davide (coperto da un grande tappeto) si vede la nicchia alta 1.70 m. Solitamente le nicchie guardano verso Gerusalemme, precisamente verso il tempio; questa invece non è orientata in questo modo. Tuttavia l'unica spiegazione data è quella di Pinkerfeld che fu il primo e l'ultimo a fare scavi.
Si lascia il luogo e si scende sulla strada davanti al cimitero latino. Si vedono, all'angolo sud ovest del cimitero, i segni dello scavo fatto da Bliss e Macalister. Anche presso il cimitero dei protestanti si vedono segni di questo scavo; in quel luogo i due archeologi ritrovarono gli antichi muri della città e pure una porta, la cosiddetta porta degli Esseni. Ci sono due muri. Uno è il muro di Eudocia, moglie di Teodosio II che si trasferì a Gerusalemme nel V secolo. Un altro muro invece è quello israelita, a casematte (come a Meghiddo). Si discute se sia israelita o asmoneo, oppure antico e poi rinforzato dagli asmonei. Gli scavi in quella zona hanno portato alla luce case romane, bizantine e solo qualche oggetto israelita. Nel cimitero protestante si vede la porta degli Esseni con due livelli molto evidenti, uno romano e l'altro bizantino. All'epoca di Cristo la città arrivava sino a questo punto.