LE MURA DI CINTA DELLA CITTÀ VECCHIA:
DA PORTA DI GIAFFA AL MURO DEL PIANTO
Lunedì 16 di ottobre 2000



Partendo dalla Flagellazione si percorre la via dolorosa fino alla sesta stazione. Una prima sosta è per notare i terrazzini aggettanti tipici delle case di Gerusalemme, un'eredità della dominazione turca; permettono agli abitanti di vedere che cosa capita nella via. Inoltre si notano gli archi, veri e propri contrafforti per le antiche case.

La via è animata dal tipico suq arabo, cioè il mercato. Il suq inizia alla porta di Damasco e si estende sino al cardo; è, con il bazar, il principale mercato arabo. Spesso il mercato è sotto volte che coprono le strette vie.

Si osservano anche i parapetti costruiti con tubi di terracotta. I terrazzi spesso sono chiusi da questo tipo di costruzione che, difendendo la privacy, alleggerisce molto il peso. La forma tipica è triangolare, alternata a piccole pietre.

Passando accanto alla chiesa luterana del Redentore e al monumento al Kaiser Guglielmo II ci si immette nel bazar che divide i quartieri cristiano e armeno. I negozi oggi sono quasi tutti proprietà di musulmani. Si arriva finalmente alla porta di Giaffa.

Nei pressi della porta di Giaffa c'è una vistosa interruzione delle mura, evidentemente abbattute. Tali lavori sono stati eseguiti nel 1898 dai turchi, per l'importante visita a Gerusalemme dell'imperatore Guglielmo II di Prussia, alleato del Sultano. In tale occasione il Sultano omaggiò a Guglielmo II alcuni terreni sui quali vennero poi edificate chiese: la Chiesa luterana del Redentore, la Chiesa cattolica della Dormizione della Vergine e l'Augusta Victoria con l'annesso ospedale.

La porta di Giaffa è vicina al varco ed è caratterizzata, come altre porte della città, da un ingresso ad angolo. Chi varca la porta si trova all'interno di una stanza e deve attraversare un'altra porta per entrare in città. Tale sistema permette una maggiore difesa. La porta ha molti nomi: gli occidentali la chiamano porta di Giaffa, gli arabi invece porta di Ebron. Uscendo infatti da tale porta si va a Betlemme e poi ad Ebron. Qui si fermavano i pellegrini che giungevano nella città santa; dopo la perquisizione della polizia (che stava e sta ancora nella cittadella) e aver pagato il dazio, potevano entrare finalmente in città e prendere stanza presso gli ospedali. Vicino alla porta c'è un piccolo giardino con due tombe di epoca turca. Una di esse è chiaramente contrassegnata da una fine scultura che rappresenta un turbante. La tradizione vuole che siano le tombe degli architetti che progettarono le mura della città e diressero i lavori; hanno avuto il privilegio di essere sepolti in quel luogo.

Le mura furono costruite da Solimano il magnifico a partire dal 1537. I turchi presero la città del 1517 e una delle loro prime preoccupazioni fu proprio quella di consolidare le mura che già esistevano ma erano in stato di abbandono. Lo spessore delle mura non è eccessivo. Ai tempi già esisteva il cannone e le mura della città non sono a prova di cannone. A Costantinopoli, per esempio, le mura sono a sacco per attutire i colpi di cannone. I turchi probabilmente non temevano attacchi militari ma gli attacchi di bande beduine, armate di frecce o di schioppi. Lo spessore delle mura è di 1.50 m circa, con un camminamento alla sommità. Le mura furono edificate al di sopra di quelle già esistenti, costruite da Saladino. Saladino edificò mura che escludevano la piscina di Siloe (che forse non si usava più) e il monte Sion (luogo della tomba di Davide e del Cenacolo). Una leggenda narra che Solimano non fu soddisfatto del lavoro dei suoi architetti (a motivo dell'esclusione della tomba del profeta Davide) e li fece decapitare.

Si percorre un poco del perimetro esterno delle mura per entrare in quello che fu l'ingresso segreto dei crociati, ai piedi della Cittadella. La torre scende nel fossato e, attraverso una piccola porta, si esce nella base della fortezza stessa. La costruzione pare essere del tempo di Erode ed è chiamata torre di Davide. La tradizione vuole che Davide in questa torre abbia composto i Salmi.

Il palazzo della Cittadella fu costruito da Erode in onore di Marco Agrippa. Le torri della Cittadella Erode le dedicò a tre persone: la prima ad Ippico, suo generale morto in guerra; la seconda a Fasaele, suo fratello, anch'egli morto in guerra; la terza (la più bella) a Marianne, sua moglie, discendente degli asmonei, che poi il re uccise. Ai tempi dei bizantini la porta era chiamata porta della torre. La torre attualmente visibile sembra essere quella di Ippico.

I crociati stabilirono la loro fortezza presso la Cittadella. Baldovino, quando divenne re di Gerusalemme, fissò la sua dimora prima presso la moschea di El Aqsa, poi presso la cittadella, cedendo la dimora precedente all'ordine cavalleresco dei Templari. Anche i turchi fecero della Cittadella un posto di polizia e nell'800 hanno costruito una caserma. L'attuale caserma, sede della polizia ebraica, custodisce, sotto il suo pavimento (dove un tempo c'erano le prigioni) i resti del palazzo costruito da Erode.

Salendo sulle mura e percorrendo il camminamento si vede, anzitutto, il quartiere chiamato Mamilla e l'inizio della valle della Geenna. Di fronte c'è il lussuoso albergo King David e la prima colonia ebraica, fondata nel 1850 circa. In quegli anni ci furono molte fondazioni di colonie nazionali: si trattava di persone che abitavano come stranieri nella città santa e tentavano di restare uniti fra loro: ebrei, francesi, tedeschi, americani, greci. Tali colonie erano alla periferia della città, fuori dalle mura. Anche molti arabi uscirono dalla città vecchia e costruirono case nella parte ovest; la città vecchia infatti non bastava più. Si nota, ancora, il mulino di Montefiore, costruito in onore di un ricco mecenate ebreo inglese.

Sempre in questo luogo (dove c'è il King David) c'è il cosiddetto accampamento degli Assiri. Gli archeologi dell'800 e del primo '900 battezzarono con questo nome tale pianura (di proprietà, un tempo, dei greci ortodossi). Tito nel 70 d.C. mise in quel luogo il suo accampamento, per tentare di espugnare la Cittadella. Dovette però spostarsi a nord, presso il monte degli Ulivi, dove le sue armate erano meglio protette. Entrò in città dalla fortezza Antonia e da lì al tempio.

Anche i crociati tentarono di attaccare in questo luogo ma non riuscirono. I crociati avevano due piazzeforti fondamentali: al monte Sion (con il conte di Tolosa) e alla torre di Golia (detta Torre di Tancredi o castello di Golia), dove c'è oggi la scuola dei frères. Non riuscendo però a sfondare, portarono, in una notte, le macchine da guerra al di là della porta di Damasco (di fronte all'attuale museo Rockefeller) e da lì penetrarono in città.

Volgendo lo sguardo all'interno delle mura si vede il quartiere armeno, la cattedrale di San Giacomo e il seminario degli armeni ortodossi. Gli armeni sono una piccola comunità a Gerusalemme ma con radici profonde. All'epoca dei bizantini avevano 70 conventi; molti scavi archeologici (per esempio vicino alla porta di Damasco e nei pressi dell'École biblique) hanno dimostrato l'esistenza di chiese armene. D'altro canto gli armeni furono riconosciuti come chiesa prima dell'editto di Milano: nel 303 il re degli armeni si convertì al cristianesimo e con lui tutto il popolo.

Giunti all'estremo angolo a sud ovest si possono notare i diversi stadi della costruzione delle mura: dai tempi dei Maccabei (nel periodo del II tempio), ai rifacimenti medievali ed arabi sino alle mura attuali. Nei pressi del monte Sion si nota che il terreno all'esterno e quello all'interno sono quasi sullo stesso piano. È il chiaro segno che le mura turche intendevano solo delimitare il perimetro della città. In tempi più antichi le mura della città erano spostate più in là (questo lo deduciamo dal Cenacolo e della tomba di Davide); i loro resti sono stati ritrovati. Sempre all'esterno delle mura si notano i cimiteri cristiani: armeno, latino, greco ortodosso. Tali cimiteri sono ormai quasi del tutto abbandonati. Più sotto la casa di Caifa, la Dormizione della Vergine e il Cenacolo.

Procedendo ancora si giunge sopra la porta di Sion, chiamata dagli arabi porta di Nebi Dawoud (porta del profeta Davide), perché vicina alla tomba del re Davide. Guardando verso ovest si ha una bella e ampia visione del monte degli Ulivi. Tale monte è in realtà una catena di monti con diverse cime. La prima punta è il monte Scopus (chiamato così da Giuseppe Flavio per l'ottima vista che si gode sulla città). La seconda cima è l'Augusta Victoria. La terza punta è chiamata Viri Galilei, detta anche dagli arabi, il Giardino del Cacciatore; in quel luogo c'è il palazzo del patriarca greco ortodosso. Poi la punta dell'Ascensione contraddistinta dall'alto campanile delle suore russe e dal campanile del convento carmelitano del Pater. Infine il monte dello Scandalo, chiamato anche monte dell'Offesa, luogo dove il re Salomone permise la costruzione di templi per gli idoli delle mogli (cfr. 2 Re 11,1-13), attualmente occupato dalla Maison d'Abraham di proprietà dei siriani cattolici.

Appena dopo la porta di Sion termina il quartiere armeno e inizia quello ebraico che si estende sino al muro occidentale. Nel XIV secolo alcuni ebrei, scappati dalla Francia, dove erano perseguitati da Filippo il Bello, giunsero a Gerusalemme. Il più celebre fra loro fu Rabbi Moshe ben Nachman, detto Nahmanide, costruttore di una grande e bella sinagoga i cui resti sono ancora visibili (Sinagoga Hurva). Gli ebrei acquistarono quel luogo e costruirono la sinagoga nel luogo dove c'era una chiesa. Gli ebrei erano a Gerusalemme già ai tempi dei crociati e facevano i tintori. Dal XIV secolo in poi la loro presenza crebbe fino al 1948, data della guerra arabo-israeliana, allorché si trasferirono nella città nuova per poi ritornare in città vecchia dopo il 1967. Da quell'anno iniziarono scavi archeologici con notevoli ritrovamenti.

Appena sotto il grande parcheggio si possono notare i resti di una torre del periodo ayyubide. Tale dinastia, iniziata da Salàh ed-Dìn bin Ajub, governò Gerusalemme per meno di 100 anni (dal 1187 al 1282). Si notano rovine di mura (molto restaurate) e pure una porta posta alla fine del Cardo. Forse è una porta dell'Ælia Capitolina.

Un poco più avanti si vedono resti di mura crociate, facilmente individuabili a causa della tipica struttura "a sacco". Si nota una sala con colonne ancora ben conservate, capitelli, etc. Uno studioso israeliano ipotizza che quella sia la cripta di un luogo sacro, verosimilmente una chiesa, quella che alcuni testimoni antichi dicono essere la chiesa di San Pietro. La tradizione assegnava la Chiesa del carcere di San Pietro (cfr. Atti 5,18; 12,1-19) ad un luogo vicino al Santo Sepolcro, dove adesso c'è la Chiesa luterana. Era l'antica chiesa di Santa Maria Latina, la Chiesa più antica costruita a Gerusalemme dai latini, probabilmente dagli amalfitani. In quel luogo, secondo la tradizione, c'era il ricordo della prigione di Pietro.

Invece qui ci sono i resti di una chiesa dell'epoca di Giustiniano, Santa Maria la Nuova detta semplicemente la Nea. Procopio di Cesarea, un retore che scrisse la vita di Giustiniano, afferma (TCG 99), che l'imperatore fece allargare la città per costruire questa enorme chiesa, lunga 100 metri, la più grande di Gerusalemme. Gli scavi dopo il 1967 (fatti solo a campione) hanno mostrato l'esistenza di questo edificio la cui pavimentazione era realizzata con pietra bianca, a mattonelle molto larghe. Durante i lavori un pesante mezzo ha sfondato una volta mostrando così l'esistenza della Chiesa. Oggi si vede l'abside minore di sinistra, mentre le altre parti sono chiuse al pubblico perché all'interno di una scuola ebraica. La Torre dello Zolfo è costruita proprio sopra le mura, ancora ben evidenti, della Nea. Procopio dice che la chiesa è stata inaugurata il 22 di novembre del 542; le pietre utilizzate per la costruzione erano grandi al punto di rendere necessari carri speciali per il trasporto. Sono molto ben riconoscibili, a motivo della loro grandezza e del loro colore rossastro (provengono infatti da Betlemme). In alcuni palazzi dei califfi, presso la moschea di El Aqsa, nei pressi delle porta Nuova e della porta di Damasco ci sono pietre che provengono dalla Nea. Nel 614, con l'invasione dei persiani sasanidi, la chiesa fu distrutta; tuttavia i calendari liturgici della Chiesa di Gerusalemme attestano una celebrazione il 22 novembre e dunque la conservazione di una parte di quell'antico edificio per uso cultuale.