Il ritrovo è alla porta dei Magrebini (in arabo Bab el-Maghariba), aperta nelle mura turche, detta anche Dung Gate o porta dell'Immondezzaio o del Letame. Anche la porta di accesso alla spianata delle moschee porta questo nome (porta dei Magrebini) a ricordo di un quartiere marocchino distrutto nel 1967, dopo la guerra dei sei giorni. Il nome moderno Dung Gate vuole ricollegarsi alla tradizione biblica che parla di una porta antica, detta appunto porta del Letame o dell'Immondezzaio (cfr. Neemia 2,13-14), ma spostata rispetto all'attuale. Infatti la Gerusalemme antica non aveva la stessa posizione dell'attuale. L'odierna porta sta all'estremità sud ma non dove c'era quella antica.
Dalla porta dei Magrebini si scende una valle, detta valle del Tyropeion (dalla definizione di Giuseppe Flavio) o semplicemente la valle. Lo scavo fatto all'inizio del '900 da R.A.S. Macalister ha mostrato i resti di antiche mura molto grosse e di una porta. Sono gli evidenti resti di un'antica città, la città di Davide. Prima di questi scavi l'opinione era differente: si pensava infatti che la città di Davide fosse dove c'è il Cenacolo, la tomba di Davide (secondo la tradizione nel palazzo del re) e la Dormizione. Gli archeologici hanno rovesciato la topografia di Gerusalemme. La città di Davide non sarebbe su quello che oggi chiamiamo il Sion ma sotto, sul lato orientale della collina. Vista dalla valle del Cedron in effetti è una collina alta e ben difendibile. L'antica città aveva, forse, il suo punto più alto laddove oggi c'è la spianata delle moschee: questa sarebbe la Sion biblica.
Entrando nell'Ophel Archeological Garden si nota una trincea con rovine. Ci sono molte rovine arabe (VII-VIII secolo d.C.). La città più antica sta più in basso.
Guardando da una terrazza si vedono le mura antiche della città. Al di là della valle si notano fori nella roccia: sono tombe della città Israelita, all'epoca dei re di Giuda. Fra queste una è quella che la tradizione cristiana attribuisce al profeta Isaia, ucciso vicino alla piscina di Siloe e sepolto in una di queste grotte. In alcune di queste tombe ci sono iscrizioni in ebraico antico (con caratteri non quadrati). L'iscrizione più famosa è quella di Ozia, il re lebbroso, sepolto fuori dalle mura del palazzo.
Scendendo al di sotto si vedono i resti dei muri e lo scavo archeologico. Vi sono almeno tre ipotesi, corrispondenti a tre diversi momenti degli scavi archeologici.
La prima ipotesi attribuisce la fila dei muri molto grossi alla cinta della città di Davide. È la conclusione di R.A.S. Macalister, che scavò per primo il sito (1923-1925).
Nel 1961-67 l'archeologa K. Kenyon scavò vicino a quella che Macalister aveva definito la torre di Davide. Ella fece una trincea larga circa 5 x 60 m, giungendo sino alla sorgente. Trovò nella fondazione della presunta torre di Davide monete di epoca maccabaica e ridatò la costruzione al II secolo a.C. La datazione è ritenuta vera anche oggi. Trovò anche altre strutture di epoca israelita e della città precedente a quella davidica, cioè la città gebusea (anche se poveri resti).
Y. Shiloh negli anni '70 e '80 ampliò lo scavo e trovò molto di più. Anzitutto un muro obliquo a gradini (che secondo la Kenyon era di epoca maccabaica) che Shiloh ridatò 800 anni prima, nel IX secolo, al tempo di Salomone. Sarebbe un muro di sostegno per le costruzioni che stanno sopra. Inoltre ci sarebbe un muro a glacis ricoperto di terra per difendere le mura dove c'erano le case. Nelle case è stato trovato molto materiale: bullae, ceramica, iscrizioni, piccole statue domestiche (rappresentazioni divine?). Il materiale è certamente del periodo della conquista babilonese (586 a.C.). Si discute invece sul muro, forse gebuseo, fatto con pietre grosse non lavorate. Le pietre formano delle gabbie di contenimento per la forte pendenza. Stando alla Bibbia Salomone fece costruire il millo (1 Re 9,15), cioè mura di contenimento. Tuttavia non si sa bene che cosa fosse il millo (per alcuni è semplicemente il terrazzo, 2 Samuele 5,9).
Scendendo si entra nel tunnel per raggiungere il cosiddetto pozzo di Warren (dal nome del suo scopritore, il capitano inglese Charles Warren che lo trovò nel 1868-69). La galleria è stata scavata per assicurare acqua alla città anche nei momenti di assedio da parte di nemici. La galleria è in parte artificiale, in parte naturale e sfrutta gli anfratti e le cavità delle rocce. Warren è entrato dalla sorgente e, rompendo un muro, è penetrato nella galleria e quindi nel pozzo. Egli presentò la sua scoperta come il ritrovamento del pozzo di Joab, generale di Davide, che entrò attraverso quel pertugio nella città e da lì aprì la porta ai soldati del re (cfr. 1 Cronache 11,6-7). Il testo biblico parla di sinnor che però è difficile da interpretare.
Ci sono una serie di problemi: il pozzo è molto stretto e non è verticale. S. Loffreda [1], in uno studio , ha proposto questa interpretazione: quando i nemici assediavano la città, gli abitanti chiudevano ermeticamente l'accesso; il livello dell'acqua saliva e così era possibile attingere al pozzo. Tuttavia una scoperta recentissima ha mostrato l'esistenza di un'altra galleria. Il pozzo sarebbe così una cavità naturale non utilizzata per prendere acqua. Discussa invece è la datazione: epoca israelita o cananea? Rimane il dubbio.
Risalendo nuovamente le mura cananee, all'estremità inferiore dello scavo della Kenyon, si notano le pietre naturali (ciclopiche), molto grandi. Si vede anche chiaramente il muro ricostruito dall'archeologa. Il muro antico è datato 1800 a.C. ed era già distrutto nel 1400 a.C. Non è il muro del tempo di Davide. Al di sopra di questo muro c'è un altro muro, della città israelita (VIII-VI secolo a.C.). Forse è il muro costruito da Ezechia in occasione dell'invasione assira (cfr. 2 Cronache 32,30).
Scendendo ancora si giunge ad uno spiazzo, davanti alla sorgente del Ghicon. Sono due le grandi sorgenti di Gerusalemme: Ghicon e Roghel. La Bibbia narra che alla sorgente Roghel Adonia fece un banchetto per autoproclamarsi re (cfr. 1 Re 1,1-10); per tutta risposta Davide proclamò re Salomone alla sorgente Ghicon (1 Re 1,38). C'è un canale che corre dalla sorgente Ghicon sino alla piscina di Siloe, tuttora percorribile. Francesco Quaresmi, francescano di Lodi che scrisse una Elucidatio terræ sanctæ, parla di questo canale che un frate del convento di San Salvatore, fra' Giulio, aveva percorso, ma che il lodigiano non percorse. All'inizio del secolo un gruppo di ragazzi ebrei scoprì un'iscrizione che fu asportata e portata ad Istanbul. Tale iscrizione dice: "Questo tunnel fu completato e questo fu il modo con cui fu fatto: mentre gli scalpellini scavavano fu sentita la voce di un uomo che chiamava il suo compagno. Si aprì il varco ed ecco l'acqua dalla sorgente andò verso la piscina [citazione par coeur]" (cfr. 2 Re 20,20).
Proseguendo oltre la sorgente e camminando a ridosso del muro si notano un muro cananeo (le pietre sono ciclopiche) e resti di case. Qui un archeologo israeliano ha trovato pure resti del calcolitico (3000 a.C.), i più antichi di Gerusalemme. Questa zona è di difficile lettura, a motivo del largo utilizzo nei secoli e nei millenni. Inoltre è divenuta cava di pietra, rendendo impossibile ogni interpretazione. All'inizio del '900 è stata pure trovata una tomba reale, in una grotta doppia, ma la sua interpretazione è molto dubbia.
Si vedono pure i resti di una torre (che non è la torre di Siloe ma semplicemente un deposito di grano dell'epoca turca; non è infatti attaccata alle mure e quindi non è torre di difesa) e segni di fenditura nella roccia. Sotto c'è il canale di Ezechia, che non corre dritto ma a zigzag.
Camminando si vedono fori nella roccia, forse segno di canali che portavano acqua ai giardini (cfr. Isaia 7,3).
Nel fondo valle, il canale si unisce alla valle del Cedron. C'è un giardino quadrato, proprietà dei greci ortodossi, edificato nei pressi della piscina di Siloe. È chiuso da un muro che creava un piccolo lago artificiale. L'origine del muro è antica, dell'epoca israelita. Qui la tradizione ricorda il martirio di Isaia e il luogo dove il cieco nato venne a lavarsi (Giovanni 9,7).
La piscina di Siloe, appena sopra il giardino quadrato, era composta da due piscine, una superiore e l'altra inferiore. L'anonimo piacentino (del VI secolo) racconta che la piscina superiore era divisa in due: una parte per gli uomini e l'altra per le donne (ELS 725; TCG 99). Qui avveniva il ricordo del miracolo del cieco nato. Il pellegrino di Bordeaux ricorda che c'era un quadriportico (ELS 721; TCG 99), costruito dai romani e dedicato alle ninfe. La Bibbia (cfr. Esodo 17,3 e Numeri 20,7) racconta che durante la festa delle capanne (Sukkot) i sacerdoti e il popolo venivano alla piscina di Siloe per attingere acqua e versarla come libagione nel tempio. Al tempo dell'imperatrice Eudocia fu qui costruita una chiesa. La basilica appoggiava sul loggiato nord della piscina romana, mentre l'abside si trovava sullo sbocco del canale. La basilica fu distrutta dall'invasione persiana di Cosroe (614); oggi una moschea con minareto occupa parte dell'antica basilica. Si vedono solo tracce dell'antico muro del quadriportico romano.
Oltrepassando la piscina di Siloe ci si incontra con la valle della Geenna. Qui vi sono molte e ricche tombe, scavate con grande regolarità nella roccia. La tradizione ha visto in questo luogo l'Aceldama (campo di sangue), il campo acquistato coi soldi del tradimento di Giuda (cfr. Atti 1,19).
Questo luogo è sempre stato riservato per la sepoltura dei pellegrini cristiani che morivano a Gerusalemme. L'anonimo piacentino testimonia che in questo luogo c'erano molti eremiti e che qui i pellegrini morti erano sepolti (ELS 872). In epoca crociata nacque un edificio per la sepoltura dei pellegrini, chiamato carnaio: i defunti erano calati dall'alto e ammucchiati perché marcissero. I fori erano undici, mentre oggi se ne vedono solo tre. La costruzione crociata è ancora visibile. Spogliata delle mura esterne, è rimasto solo l'insacco che però resiste abbastanza bene, insieme alle volte. Le tombe che qui si trovano sono molto belle, con arcosoli ben lavorati; forse appartenevano a famiglie sacerdotali, ma un terreno poteva essere destinato pure ai poveri in forma di elemosina.
Vicino c'è il monastero greco di sant'Onofrio. Onofrio non abitò mai qui (visse in Egitto) ma il suo culto è ben attestato in Palestina; anche nella Basilica di Betlemme, sulla seconda colonna di destra della navata centrale, c'è la sua raffigurazione. Una leggenda racconta che Onofrio avesse capigliatura e barba tanto lunghe da servire addirittura come vestito. Un'altra tradizione legata a questo luogo vede il sito dove si sarebbero rifugiati gli apostoli durante i giorni della passione (ELS 884). Tale tradizione è iniziata nel medioevo ed è terminata nel 1700.
[1] LOFFREDA S., Ancora sul sinnor di 2 Sam 5,8, "Liber Annuus" 32 (1982) 59-72.