Prima di visitare il santo Sepolcro è necessario spendere qualche parola per ambientare il monumento nella sua storia.
Punto di partenza è la topografia della città. Oggi il Sepolcro è al centro della città vecchia; stando ai Vangeli invece Gesù morì fuori dalla città. Per la precisione i Vangeli non parlano di luogo fuori dalla città ma dicono semplicemente che si tratta di un luogo "chiamato Golgota" (Matteo 27,33; Marco 15,22; Giovanni 19,17). Giovanni è l'evangelista che ricorda maggiori particolari: parla di un giardino e di una tomba scavata nella roccia (19,41). Anche la lettera agli Ebrei afferma che Gesù "per santificare il popolo con il proprio sangue, patì fuori della porta della città" (13,12). Inoltre una tomba non poteva che essere fuori dalla città. Giuseppe Flavio afferma che solo due persone erano sepolte dentro le mura della città: Davide e Giovanni Ircano (Guerra Giudaica V,259); una tradizione ebraica parlava anche della tomba della profetessa Hulda. Forse queste tombe si trovarono ad essere dentro le mura della città a motivo della sua espansione. Ma a questo punto si apre un altro problema, quello delle mura.
Il problema delle mura di Gerusalemme è molto complesso. Noi non conosciamo l'andamento delle mura della Gerusalemme antica; quindi non possiamo determinare se il Sepolcro fosse all'interno o all'esterno della città. L'opinio communis degli studiosi è che il Sepolcro sia fuori da quello che Giuseppe chiama il "primo muro". Tale opinione ha oggi un sostegno archeologico perché è stato ritrovato un grande muro dell'epoca israelita. Quello che invece Giuseppe chiama il "secondo muro" giungeva sino alla fortezza Antonia; ci sono molte ipotesi ma nessuna veramente soddisfacente perché non c'è prova archeologica. Molti ipotizzano che iniziasse alla porta Ghennat, salisse verso nord sino all'attuale porta di Damasco e poi ridiscendesse verso l'Antonia. Il "terzo muro" invece è fuori gioco perché fu costruito da Agrippa (che regnò dal 37 al 41 d.C.).
K. Kenyon scavò nella zona del Muristan e notò che non c'erano resti di abitazioni dell'epoca di Cristo. Gli oggetti trovati facevano risalire sino all'epoca dei re di Giuda (VIII secolo). Al fondo dello scavo c'erano i resti di una cava di pietra. Questa opinione della Kenyon è stata confermata dagli scavi fatti nel Santo Sepolcro. Il sito è una cava di pietra abbandonata (la pietra non era buona) e poi riempita di terra. L'ipotesi collima con la notizia tradizionale che il luogo fosse un giardino. È infatti possibile che una cava abbandonata diventi un giardino. Che il sito sia una cava è cosa molto importante. Anche gli antichi pellegrini parlano di un sito roccioso con pietre spaccate. Essi attribuivano le fessure nella roccia al terremoto che seguì alla morte di Gesù narrato dai testi evangelici. Il Calvario è dietro la cappella dei franchi e si eleva 4.20 m sopra il pavimento della Basilica. I punti più profondi (nella cappella dell'Invenzione della Croce) sono 9 m sotto il livello del pavimento. Era un ambiente molto frastagliato, abbandonato da secoli, dove rimanevano rocce sporgenti e che potevano essere comodamente scavate come sepolcri. Ambienti simili li troviamo presso Haifa dove c'è un villaggio scavato dentro cave di pietre con grotte e tombe. Nel 1960 sono iniziati i lavori di restauro della Basilica; da quell'anno sono stati scoperte molte cose fino ad allora sconosciute.
Con la rifondazione di Gerusalemme nel 135 d.C. come colonia romana, con il nome di Ælia Capitolina, la situazione topografica cambiò. L'ubicazione della città fu spostata verso nord cosicché il Sepolcro venne a trovarsi al centro della nuova città. All'incrocio fra cardo e decumanus si trovava il foro (cioè il mercato), i templi e soprattutto un tempio dedicato ad Afrodite (la Venus latina stando alla testimonianza di Eusebio di Cesarea [ELS 924; TCG 89]) o a Giove (stando invece a Girolamo). Padre V. Corbo ha sostenuto che in questo luogo c'era il Campidoglio della città e un tempio con tre divinità. L'ipotesi sembra non avere fondamento in quanto il Campidoglio doveva essere al Tempio. Inoltre Ippolito (un autore del II secolo) afferma che il luogo era all'incrocio delle vie, in mezzo ad una piazza, il che si adatta per la Ælia Capitolina.
Origene afferma che il sepolcro di Cristo è nel luogo dove c'era il sepolcro di Adamo (TCG 88). Gli ebrei situano il sepolcro del progenitore ad Hebron. Forse l'Alessandrino ha riportato una tradizione giudeo-cristiana antica che è alla base di una nota tesi teologica: il sangue di Cristo giunse a toccare il cranio di Adamo, salvando così tutta l'umanità (cfr. Romani 5,12-21).
Dopo il 313 Costantino invitò a cercare la tomba di Cristo. Nel 333 il pellegrino di Bordeaux (TCG 88) venne a Gerusalemme: narra di un monticello chiamato Golgota e di un luogo "ad un tiro di pietra" dove il corpo di Cristo fu sepolto.
Ora quello che noi vediamo è un monumento crociato che ingloba in sé elementi precedenti, di epoca musulmana, bizantina e pure costantiniana. Nella visita cercheremo di cogliere l'intreccio di questi due elementi: quello costantiniano e quello crociato.
La basilica costantiniana era composta di tre parti: il martyrion, l'atrio (o triportico) e l'anastasis; la basilica crociata invece ingloba in sé l'anastasis e il triportico. All'epoca costantiniana il martyrion serviva per la celebrazione dell'Eucaristia, l'atrio era devozionale e l'anastasis era monumentale.
Ci si sposta davanti al monumento dei Cavalieri di Malta. Vicino c'è il bazar, ritenuto dagli storici il decumanus della città. Al di là inizia l'antica città di Gerusalemme. In questo luogo K. Kenyon fece il suo scavo ritrovando la cava di pietra.
Dove oggi c'è la chiesa luterana c'era la tradizione del carcere di Pietro. Questa tradizione è durata sino all'800. Dopo la costruzione della chiesa luterana è scomparsa. Si nota un bell'arco con sculture crociate rappresentanti i mesi dell'anno. In questo luogo si ritiene che ci fosse la chiesa di Santa Maria latina; tale edificio di culto sarebbe stato costruito dagli amalfitani che furono i primi ad avere il permesso di vivere stabilmente a Gerusalemme nel IX secolo e di costruirvi chiesa con ospizio per i pellegrini.
A fianco della chiesa luterana c'è l'ospizio russo, oggi chiuso per problemi di proprietà (è del patriarcato di Mosca oppure della Chiesa missionaria russa in America?). Al di sotto di questo edificio ci sono resti romani e in particolare un arco del foro e un recinto sacro che imita il recinto sacro di Hebron. È possibile che sia il tempio ad Artemide oppure parte del Campidoglio. Tale recinto pare che sia stato utilizzato da Costantino per costruire l'ingresso della sua Basilica che aveva gradini. Oggi, nella cave di una pasticceria nel suq ci sono i resti delle porte ancora ben visibili.
Si percorre brevemente il suq e si salgono i gradini per giungere al monastero copto.
Dopo l'atrio (attualmente coperto dall'ospizio russo di sant'Alessandro e dalla pasticceria) iniziava la Basilica vera e propria. A cinque navate e due piani era detta ecclesia maior oppure martyrion. In questo luogo c'è oggi il monastero degli Abissini. Il luogo fu distrutto e ricostruito più volte; un califfo del Cairo, Hakem, lo distrusse nel 1009 (Annali di Yahia ibn Said, TCG 93). I crociati costruirono in questo luogo il palazzo dei canonici del Santo Sepolcro i cui resti sono ancora visibili. In questo luogo c'è anche la sede del patriarcato copto. Gli etiopi erano, in solido, ospiti dei copti; ma nel 1948 si distaccarono con una conseguente battaglia legale sulla proprietà del monastero, conclusasi con l'assegnazione delle chiavi agli etiopi.
Entrando nella proprietà etiope si è al di sopra della cappella di sant'Elena (di cui si vede la cupola). Il livello attuale del pavimento è un po' più alto dell'antica basilica. Entrando nelle cappelle degli etiopi si passa attraverso due cappelle: una dedicata agli esseri viventi di cui parla l'Apocalisse (4,6-7); la seconda invece è dedicata a san Michele. Si giunge così nuovamente al piazzale davanti all'ingresso del santo Sepolcro.
Guardando la facciata del santo Sepolcro si notano eleganti cornici classicheggianti con molti angoli. Le cornici facevano parte della basilica costantiniana e sono state riutilizzate dai crociati per mantenere un legame con l'antica costruzione.
Dove c'è attualmente la piazza c'era una chiesa bizantina, santa Maria (ne parla Arculfo [ELS 935,3]). L'abside di questa chiesa è stata ritrovata nella cappella armena di san Giovanni evangelista. Anche la colonna (protetta da una rete) e il grande arco sono parte di quella antica chiesa. Di fronte ci sono (ben visibili) tre absidi di altrettante cappelle. La prima (a sinistra) è dedicata a san Giacomo il minore ed è la chiesa parrocchiale dei greci ortodossi; la seconda era dedicata a san Giovanni il Battista con un Battistero al centro, tuttora visibile (adesso non è più una chiesa); la terza cappella è dedicata ai quaranta martiri di Sebaste. Questi martiri sono molto onorati: la leggenda racconta che furono lasciati morire in uno stagno ghiacciato.
Addossata alla facciata del santo Sepolcro c'è la cosiddetta cappella dei franchi. La cappella funzionava come ingresso separato al Calvario ed è dedicata alla Madonna Addolorata. È di proprietà dei latini (anche le scale, compreso l'ultimo gradino di poco più alto della piazza, all'inizio del secolo XX oggetto di discordia fra cattolici e greci ortodossi). Al di sotto c'è una piccola cappella greca dedicata a santa Maria Egiziaca. Donna di facili costumi, Maria Egiziaca venne in pellegrinaggio a Gerusalemme dove si convertì e visse al di là del Giordano facendo penitenza. La sua storia (leggendaria) è raccontata dal patriarca Sofronio.
Si varca la porta del santo Sepolcro e ci si reca nella cappella di Adamo.
Nella cappella di Adamo sono ben visibili le spaccature nella roccia. La tradizione pone in questo luogo la tomba del primo uomo. I pellegrini credevano che le fessure si fossero create per il terremoto dopo la morte di Cristo; il sangue di Cristo sarebbe sceso sino alla tomba del progenitore. È evidente l'andamento roccioso che si estende sotto tutta la zona del Sepolcro. Alcune indagini hanno rilevato la presenza delle rocce. Appoggiata alla roccia c'è una prima costruzione, un'abside costruita con una cornice di marmo; c'è un arco molto ben curato e una riempitura di mattoni: un tempo c'erano marmi e forse anche mosaici. Secondo la pellegrina Egeria (ELS 928,3 [p. 632]; TCG 91) il Calvario era all'aperto ma c'era un luogo dove il vescovo poteva celebrare. Arculfo parla di una cappella dedicata ad Adamo, luogo dove si celebravano Messe per i defunti di una certa importanza (ELS 935,4).
Un secondo muro di epoca medievale (ma prima dei crociati) mostra che la cappella fu ingrandita. Il materiale è molto povero, un miscuglio fra mattoni e pietre. Sicuramente c'era un intonaco. Al muro è stata aggiunta una volta crociata, un po' schiacciata per rispettare l'altezza del Calvario. Con queste strutture le roccia del Calvario sporge di circa 50 cm. L'ultima aggiunta è del 1808: la costruzione della rampa di scale per raggiungere la cappella del Calvario. In quell'anno i greci ortodossi distrussero le tombe di Goffredo di Buglione e di Baldovino, primo re di Gerusalemme, sepolti nella cappella di Adamo. Gli altri re crociati erano sepolti nella parte centrale della chiesa, lungo il corridoio del coro. Prima di quell'anno c'era un'altra salita al Calvario, ben visibile ancora oggi.
Ci si reca alla cappella di sant'Elena, nell'area della Basilica costantiniana. Questo luogo, anticamente, era fra il Calvario e la strada principale. Ci sono quattro colonne molto rustiche non di epoca crociata ma riutilizzate. I capitelli sono uguali a quelli dell'antica moschea di El Aqsa. I crociati hanno preso alcuni capitelli di quella moschea e li hanno posti qui. La cappella è dedicata a sant'Elena perché in questo luogo l'imperatrice ha ritrovato la croce di Gesù. Nel 327 la madre di Costantino venne pellegrina a Gerusalemme e fece cercare la croce di Cristo. Costantino fece cercare la tomba, Elena invece la croce. Le croci trovate furono tre. Un miracolo permise di comprendere quale fosse la croce autentica; furono trovati anche alcuni chiodi (uno è incastonato nella corona ferrea di Carlo Magno, conservata nel duomo di Monza; un altro è custodito nel catino dell'abside del duomo di Milano) e un pezzo del cartiglio in tre lingue (a Roma c'è qualche frammento nella chiesa di Santa Croce di Gerusalemme). La cappella (oggi di proprietà degli armeni che l'hanno restaurata negli anni '50) mostra ancora i muri costantiniani, molto massicci (da due a cinque metri di larghezza). La distanza fra i muri è di tredici metri, una misura notevole. Si nota pure che i muri antichi si interrompono al di sotto dell'attuale soffitto; ciò significa che il soffitto costantiniano (e il relativo pavimento dove oggi c'è il monastero del Sultano degli etiopi) era più basso.
Scendendo ulteriormente nella cappella dell'Invenzione della Croce si vedono bene i tagli nella roccia dell'antica cava di pietra. Le pareti sono intonacate con materiale idraulico, il che fa pensare ad un uso del luogo come cisterna.
Risalendo si osservano tre cappelle: la cappella degli Improperi, la cappella della Divisione delle vesti e la cappella di Longino. Sono di epoca crociata.
Procedendo si giunge nei pressi della cosiddetta Prigione di Cristo. Prima di entrare nella piccola cappella si osserva che il luogo dove finiva la Basilica costantiniana è conosciuto. Sotto l'altare dei greci ortodossi sono stati trovati resti del triportico costantiniano. Si notano cinque colonne molto diverse dalle altre, più piccole, di fattura più grezza e unite da archi. Sono gli Archi della Vergine che ricordano le visite della Vergine Maria al Sepolcro. I crociati hanno lasciato queste colonne che custodivano una memoria importante. La parete di nord è costantiniana e si notano i fori per l'aggancio dei marmi policromi e gli archetti di scarico.
Entrando nella Prigione di Cristo (di proprietà dei greci ortodossi ma rivendicata dai latini) si ricorda una tradizione che vorrebbe qui Gesù incatenato prima di essere ucciso. Interessante è il pavimento costantiniano, l'unico ancora calpestabile.
Spostandosi verso la rotonda dell'Anastasis si nota la struttura costantiniana. C'erano ben otto porte di accesso alla Rotonda e molte finestre per dare luce. Salendo alla galleria si vedono ancora le strutture costantiniane.
Anticamente c'erano 12 colonne e 6 pilastri. Le due colonne vicine all'altare di santa Maria Maddalena mostrano un'evidente sproporzione (sono rifatte ma uguali a quelle originarie). Sono troppo tozze per essere adatte al luogo. Tuttavia si nota che una ha l'astragalo, l'altra no. Forse era un'unica colonna poi tagliata. Lo studioso Coüasnon ha ipotizzato che queste colonne fossero state costruire appositamente da Costantino; Corbo parla invece di riutilizzo. Si vedono ancora bene le stanze dei sacrestani del Santo Sepolcro. Ci fu un progetto di abbatterle per dare alla Basilica il suo aspetto originario; tale progetto fu però abbandonato.
Si entra infine nella cappella dei Siriani (la proprietà di tale cappella è discussa perché gli armeni la rivendicano). Al di sopra della volta schiacciata c'è una stanza armena con un ampia finestra che guarda in un giardino dei greci ortodossi. La cosa più interessante è la cosiddetta Tomba di Giuseppe d'Arimatea, una tipica tomba a forno dell'epoca di Cristo. Tombe così sono molto numerose a Gerusalemme mentre sono meno diffuse le tombe ad arcosolio (come doveva essere quella di Cristo, ma la cosa è discussa). Le sepolture in questo luogo non sono solo nei fornetti ma pure nei pavimenti. Questo dato è strano e può essere un indizio dell'importanza del luogo; tuttavia non ci sono dati letterari a riguardo.