Il tracciato moderno della via crucis affonda le sue radici nella tradizione antica della Chiesa di Gerusalemme. La liturgia della Chiesa madre, infatti, era stazionale: partiva da un luogo e giungeva ad un altro luogo. Questa usanza è stata poi sviluppata a Roma (per esempio la processione del venerdì santo dalla Basilica di san Giovanni in Laterano alla chiesa di santa Croce di Gerusalemme). Tuttavia le stazioni hanno origine a Gerusalemme con la specificazione del luogo e del tempo. La via dolorosa era legata, evidentemente alla passione di Gesù. Si conosceva l'inizio del cammino (presso il litostroto) e la conclusione (presso il santo Sepolcro).
La prima testimonianza è della pellegrina Egeria (del 400 ca., ELS 791; TCG 96) la quale racconta che nella notte del giovedì santo si partiva dal monte degli Ulivi per recarsi al santo Sepolcro: dalla sommità del monte all'Eleona, al Getsemani sino al Sepolcro. Tre tappe erano fuori della città e una dentro; era escluso il pretorio. Quando giungevano al Sepolcro rileggevano i brani riprendendo daccapo: processo, condanna, morte. Anche il lezionario armeno (del V secolo) dà notizie molto simili.
Una seconda testimonianza ci porta al periodo post-crociato: si tratta dell'Itinerario di fra' Ricoldo da Monte Croce (1294 ca., ELS 910; TCG 96). Non è una memoria liturgica ma si tratta di un pellegrino. Assomiglia molto alla via crucis attuale: si partiva dalla piscina Probatica dove si poneva la memoria della casa di Erode e di Pilato; poi si ricordava l'incontro con le donne di Gerusalemme, con Maria e col Cireneo (sulla strada che viene dalla porta di Damasco); inoltre si ricordava il luogo dell'Invenzione della Croce da parte di Elena e infine si giungeva al Sepolcro. È interessante notare che molte memorie vengono dalla tradizione e non dai vangeli.
Nel 1332 i francescani si stabilirono a Gerusalemme e crearono una nuova istituzione per i pellegrini; ogni giorno compivano un percorso che chiamato santo circolo o le cerchie. Dal monte Sion (luogo dove i francescani vivevano) coi pellegrini nobili e i chierici (loro ospiti) si recavano all'ospizio di san Giovanni Battista dove c'erano altri pellegrini e iniziavano, davanti alla Basilica del Sepolcro, un itinerario. C'è un distico latino di W. Wey (ELS p. 599 n. 1; TCG 96), composto a scopo mnemonico, che ricorda quattordici luoghi. Recita:
Lap strat di trivium flent sudar sincopizavit
Por pis lap que schola domus her Symonis Pharisey.
Ogni parola ha una corrispondenza con un luogo:
1 Lap Lapis: la pietra con le croci sopra la quale Cristo cadde con la croce.
2 Strat Strata: strada percorsa dal Signore durante la passione.
3 Di Divitis: casa del ricco che non volle dare le briciole a Lazzaro.
4 Trivium Trivium: il trivio dove Cristo cadde con la croce.
5 Flent Flent: luogo dove le donne piangevano su Cristo.
6 Sudar Sudarium: luogo dove una vedova o la Veronica pose il sudario sul volto di Cristo.
7 Sincopizavit Sincopizavit: luogo dove la beatissima Vergine Maria sincopizzò.
8 Por Porta: porta per la quale Cristo passò nella passione.
9 Pi Piscina: piscina nella quale gli ammalati venivano risanati al tempo di Cristo.
10 Lap Lapides: pietre sopra le quali stette Cristo mentre veniva condannato a morte.
11 Shola Scholas: luogo dove la Beata Maria passò alle scuole [presentazione].
12 Domus Domus: casa di Pilato.
13 Her Herodias: casa di Erode.
14 Symonis Pharisey: casa di Simone Fariseo.
A ricordo di questi luoghi ci sono anche disegni: Zuallardo (1585, ELS p. 603) che indica pure l'itinerario, Horn (1725, ELS p. 614) e altri.
La situazione cambia nel secolo XIX, allorché anche a Gerusalemme si iniziò a pregare con la via crucis. La pia pratica fu importata dall'Europa: là si percorrevano le strade cittadine, ricordando i vari avvenimenti. Qui si iniziò a praticarla per una maggiore apertura del governo turco che permise funzioni cristiane pubbliche sino ad allora proibite. A motivo delle strette relazioni fra la Sublime Porta, la Francia e altri paesi europei, Costantinopoli permise la processione delle palme e pure la via crucis.
Ripercorreremo le attuali stazioni della via crucis indicando quali sono le tradizioni soggiacenti.
Punto di partenza è il convento della Flagellazione sulla via dolorosa. Davanti alla cappella della Condanna si inizia il percorso. Si nota un pavimento antico, probabilmente di epoca adrianea (lo si vedrà anche poi nel convento delle Suore di Sion). Sotto il pavimento c'è una grande cisterna d'acqua, la cosiddetta piscina dello Strouthion (una botola nel museo immette nella grande piscina). La chiesa è stata rifatta nel 1904 sugli antichi resti di una chiesa ritenuta costruita sul luogo del Pretorio, dedicata a santa Sofia (Gesù, la sapienza). In realtà questa fu una chiesa per i cristiani di rito orientale che i crociati avevano portato a Gerusalemme dalla Giordania. Si tratta di una chiesa del XII secolo, del periodo bizantino medio, dalla forma detta quincunciale (con quattro cupole più basse disposte a quadrato ed una più alta al centro) di cui ci sono moltissimi esempi in Grecia. Qualche studioso ipotizza che sia dell'XI secolo (il paragone è fatto con la chiesa di santa Croce e Ain Karem). Della chiesa originaria rimane ben poco: solo qualche elemento nelle absidi, quella centrale e quelle laterali: vi sono infatti nicchie per le reliquie (corrispondenti a quelle che nella liturgia greca sono la protesis e il diakonikon). Anche i pavimenti sono stati sollevati e rimessi in una disposizione diversa dall'originale. Per fortuna possediamo vecchie foto con una preziosa documentazione a riguardo. La memoria della I e della II stazione della via crucis (La condanna di Gesù e L'imposizione della Croce) si fa fuori, sulla strada.
Vicino alla cappella della Condanna c'è la chiesa della Flagellazione. Questa memoria è legata al pretorio. Si conoscevano i resti di un edificio religioso trasformato a scopo profano (lavorazione di pelli e stalla). Il sito fu acquistato nel 1831 da un nobile tedesco, Massimiliano di Baviera, che venuto pellegrino a Gerusalemme contrasse la peste, tornò nelle sue terre e morì. La tradizione che pone in questo luogo il pretorio si è affermata dopo il periodo crociato. La tradizione precedente poneva il pretorio al monte Sion; in quel luogo c'era una colonna dove i pellegrini si recavano e si facevano perfino flagellare (ELS 761,4). Tuttavia il ricordo più antico è testimoniato dal pellegrino di Bordeaux (ELS 886), da Cirillo di Gerusalemme (ELS 887) e dal pellegrino di Piacenza (ELS 891): i tre autori collocano il sito verso il muro occidentale. Il luogo, al tempo del patriarca Cirillo, era in rovina, ma su quelle rovine fu costruita una chiesa dedicata a santa Sofia, distrutta dai persiani nel 638 [3] . Lo spostamento del luogo dal Sion all'attuale sede è dovuto alla lettura di Giuseppe Flavio. D'altra parte negli anni '50 uno studioso francese, P. Benoit[4] , ha proposto di porre il pretorio presso la cittadella di Davide: l'ipotesi è certamente possibile perché non ci sono dati archeologici per affermare il contrario.
Sotto il percorso attuale della strada (via dolorosa) ci sono i resti della strada romana. Dalla Flagellazione si va presso il convento delle Suore di Sion. Qui un tempo c'era la strada con un arco a tre fornici, detto l'arco dell'Ecce homo. A metà del secolo scorso si scoprì, sotto il convento delle suore, una grande piscina. La scoperta fu salutata come qualcosa di eccezionale e fu accompagnata da studi che cercavano di dimostrare come il pavimento sovrastante fosse il litostroto (o Gabbatà) di cui parla il Vangelo (Giovanni 19,13). Si scoprirono pure disegni sui pavimenti e subito si pensò ai giochi dei soldati. Il luogo fu circondato di grande venerazione religiosa. Oggi tutto è rimesso in discussione e ci sono forti dubbi per ritenere quel pavimento il litostroto evangelico.
Entrando nella cappella dell'Ecco homo si nota il grande fornice laterale e l'inizio del fornice centrale, ben visibile sulla via dolorosa. Gli archi del tempo romano erano di due tipi: l'arco alle porte della città e l'arco di trionfo. Gli archi alle porte erano poco lavorati, robusti e muniti di battenti. Questo invece è ben lavorato, ha addirittura una cornice sopra il fornice laterale ed è ben ornato. Gli archi di trionfo d'altro canto erano raramente a tre fornici e mai dentro la città ma all'ingresso. Quindi è un unicum nel suo genere anche se tutto spinge a datarlo all'epoca della Ælia Capitolina.
Si scende alla grande cisterna di cui è visibile solo una parte; la grande costruzione si estende ancora per dodici metri. Si nota un arco romano perfettamente rotondo. Non è erodiano. Si nota pure che è stato rifatto in varie occasioni, forse in epoca medievale. Tuttavia il pavimento sovrastante sembra essere integro così che è sorta la discussione: si tratta di rifacimenti medievali o i romani hanno costruito un arco a sesto acuto? Il canale che porta l'acqua è asmoneo; Erode fece tagliare il canale.
Risalendo si vede il famoso pavimento detto litostroto. Verso l'uscita si riconosce un pavimento con forti striature. Le striature sono state fatte per aiutare i cavalli a salire, visto che questa zona ha una forte pendenza. Il pavimento continua, dopo il muro, nella cappella della Condanna dei francescani.
Uscendo si percorre la via dolorosa e si nota, dall'esterno, l'arco dell'Ecce homo. La tradizione affermava che da qui Pilato mostrò Gesù al popolo dicendo le famose parole (Giovanni 19,5). Padre Horn (1725-1744 ELS 923,3) leggeva pure alcune lettere: TOL, TO che interpretava con le parole evangeliche: "Tolle, tolle, crucifige eum!" (Giovanni 19,15). Si tratta invece di lettere greche.
Procedendo ancora si trova un elegante portone con una scritta greca che indica il pretorio. La proprietà è dei greci ortodossi che mostrano un sotterraneo con grotte, luogo della prigionia di Gesù. Tuttavia la notizia non ha nessun fondamento archeologico. Ogni casa ha qualche cave ed è impossibile affermare di più.
Si giunge così all'angolo della proprietà armena cattolica (prima della guest house del numero civico 36). In questo luogo c'è una chiesa, dedicata a Santa Maria dello Spasimo. Nella cripta dell'attuale chiesa degli armeni cattolici ci sono alcuni mosaici bizantini che rappresentano un paio di sandali. Tale raffigurazione è molto comune all'epoca soprattutto all'ingresso delle case ed è impossibile tirare altre conseguenze. In questo luogo la tradizione poneva l'incontro di Maria con Gesù: Maria veniva da una strada e vide Gesù che portava la croce. Ora il luogo è stato spostato sulla medesima strada all'incrocio con el Wad. Qui c'era pure la memoria delle abitazioni di Maria, di Giuda e di Erode.
Procedendo si incrocia el Wad. A latere del portico c'è una scultura che rappresenta la III stazione (La prima caduta). La scultura è incastonata sulla parete di un antico bagno turco. Fu costruito intorno al 1600 e fu poi abbandonato per mancanza d'acqua. Le borchie e i capitelli smussati testimoniano il tempo e la paternità della costruzione. A Gerusalemme sono stati trovati sei bagni turchi, il più prezioso dei quali è quello presso Bab el Qattanin. Questo era chiamato il bagno del Sultano, Hammam el Sultan. Dopo la seconda guerra mondiale fu trasformato in cappella dai soldati polacchi alleati con gli inglesi. Fin dal 1800 questo angolo era caratterizzato dalla presenza di colonne a lato della strada, oggi non più visibili. Padre Horn pone qui non la caduta ma l'incontro col Cireneo, conformemente alla tradizione precedente. Nel 1800 la tradizione fu spostata più avanti (alla V stazione).
Poco più avanti c'è una cappella recente che è la memoria della IV stazione (Gesù incontra sua madre). Anticamente c'era la memoria dell'incontro con le donne. La cappella segnala solo il luogo. Il vero punto importante è un arco che dà su una via laterale. Secondo la tradizione già ricordata, Maria, sbucando da una via, avrebbe visto Gesù che portava la croce. Secondo la tradizione orientale Maria "sincopizzò", ebbe cioè una sincope.
La V stazione (Il Cireneo aiuta Gesù a portare la croce) è una piccola cappella che ricorda il fatto. Il ricordo è qui solo dal 1800. Precedentemente non c'era un luogo fisso. In questo luogo c'era la memoria del ricco epulone e del povero Lazzaro (Luca 16,19-31) e la casa di Simone il fariseo (Luca 7,36-50). La casa turca del 1500 con un ampio arco sopra el Wad è identificata da Horn con la casa del ricco epulone (ELS p. 614); la piccola casa mamelucca del 1400-1500 con cupola è identificata con quella del povero Lazzaro. La casa di Simone era invece situata nella zona presso l'attuale porta di Erode. Lì c'era una chiesa dedicata a santa Maria Maddalena. Tuttavia c'era un'altra casa di Simone a Betania, come pure nei vangeli si parla di diverse unzioni e le donne non sono sempre nominate con il nome di Maria. Da qui allora le varie possibilità interpretative.
Salendo i gradini della via dolorosa si giunge alla VI stazione (La Veronica asciuga il volto di Gesù). Nel 1483 F. Fabri menziona il luogo della Veronica (ELS 919,4). La leggenda ha origine nei testi apocrifi che ritengono la Veronica essere l'emorroissa di Cafarnao di nome Berenice (il latino è diventata Veronica, nome che non ha nulla a che fare con la popolare etimologia vera icona). Eusebio sostiene di aver visto a Cesarea di Filippo una statua di bronzo rappresentante la scena dell'emorroissa che tocca Gesù; afferma anche che davanti alla statua cresceva un'erba miracolosa. Eusebio non apprezza tale tradizione e la porta ad esempio di culto pagano. Da Rufino sappiamo che la statua fu distrutta da Giuliano l'Apostata. Da questi pochi dati possiamo affermare che la tradizione della Veronica è molto antica. La memoria a Gerusalemme è più recente. La casa fu sede del console francese, passò poi alla chiesa melkita (oggi vi abitano le Piccole Sorelle di Gesù). Segno di questa casa era una piccola scala, sempre disegnata dai pellegrini.
Salendo ancora si giunge all'incrocio con il Suq Khan ez Zeit dove c'è la cappella della VII stazione (Gesù cade la seconda volta). I pellegrini in questo luogo notavano alcune colonne. Una è rimasta (alta ben 5 m). La Custodia acquistò il luogo nel 1800. Il sito era menzionato come porta giudiziaria. Pare che la grande colonna facesse parte del cardo. Non è del tempo di Cristo ma forse della Ælia Capitolina. Accanto alla colonna c'è invece un grande pilastro e, al di là di una volta crociata o mamelucca, un altro pilastro con uno stipite. Forse i pellegrini guardando questi pilastri, pensavano alla porta giudiziaria. Da dove hanno preso l'idea non sappiamo. Forse viene dalla lettera agli Ebrei (13,12). Il primo a parlarne è un frate domenicano, Burcardo del monte Sion (1283, ELS 909). Oggi non c'è più nessuna memoria della porta.
Procedendo per le scale si giunge alla VIII stazione (L'incontro di Gesù con le donne). Si vede la sezione di una colonna nella casa di proprietà dei greci ortodossi. Il problema di questo luogo è sapere se era fuori o dentro le mura della città; come si sa questo è uno degli enigmi più difficili di Gerusalemme.
Infine salendo verso il patriarcato copto si giunge alla colonna della IX stazione (Gesù cade la terza volta). Anticamente non si menzionavano mai tre cadute; al massimo se ne ricordavano due. Tuttavia, come abbiamo già ricordato, la via crucis fu inventata in Europa e trapiantata a Gerusalemme, ricercando i luoghi dove ambientarla.
[3] BAGATTI B., La tradizione della Chiesa di Gerusalemme sul Pretorio, "Rivista Biblica" 21 (1973) 429-432.
[4] BENOIT P., Prétoire, Lithostroton et Gabbatha, "Revue Biblique" 59 (1952) 531-550.