Di don Pier Paolo Nava

Il periodo estivo, che coincide solitamente con quello delle ferie, ci ricorda ciò che, chi di noi lo può, vorrebbe proprio dimenticare, e cioè quel ben noto affannarsi di cui già Gesù parlava, non senza una sfumatura ironica (del tipo: “ma chi ve lo fa fare”?) in Mt 6,25-34. In quella pagina, Gesù ci offre una fotografia di quella gran parte dell’umanità del mondo occidentale (ricco, progredito, eccetera, insomma il nostro) che è uscita dal secondo millennio e che è entrata nel terzo.

Se guardiamo poi alla nostra realtà di cristiani, non ci è stato forse sempre detto che il cristia-no è la persona dell’impegno, dello sforzo per migliorare se stessi e il mondo, che il Vangelo è qualcosa da fare più che da dire a parole? Questo è certamente giusto; lo è meno una concezione, rimproverata da tanti non credenti, per cui il cristianesimo sarebbe una religione masochista, la religione della croce e del dolore, di un impegnarsi insomma mosso da nobili intenzioni destinato però a una tragica fine. Forse tanta gente si allontana dalla fede o si intiepidisce perché ritiene il cristianesimo una pratica troppo difficile, troppo esigente, che non mette in conto un qualche appagamento se non nell’aldilà, che propone un Dio che se ne sta sempre pronto a censurare ogni azione e intenzione umana, mai contento di nulla.

In tutto questo sono presenti varie deviazioni del cristianesimo vero, ed è bene anche in questa occasione risalire alla fonte delle Scritture per ascoltare qualcosa del messaggio della Parola circa il riposo.

I sette giorni della creazione

La matematica biblica non è come quella che abbiamo imparato a scuola; così, per esempio, i famosi “sette giorni” lungo i quali il primo capitolo della Genesi distribuisce l’opera creativa di Dio non racchiudono un preciso arco di tempo, ma sono un modo per rispondere a parecchie domande, tre in particolare: quale è lo scopo della presenza dell’uomo nel mondo, quale è il valore dell’uomo nel mondo, e quale è lo scopo del progetto globale di Dio sull’uomo e sul mondo.

Lo scopo dell’uomo nel mondo viene detto nel versetto 28: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra”. Si parla quindi, in forma addirittura di comandamento, di fecondità, quindi di realizzazione piena della vita, consistente nella trasmissione della vita e nel pieno controllo della vita del mondo. Dio quindi non ha creato e progettato un uomo alienato e posto sotto il giogo del suo fare, ma libero e “gestore”.

Una tonalità diversa assume però la seconda risposta circa il valore dell’uomo nel mondo. L’uomo (inteso sempre essenzialmente come “coppia umana”) viene creato certamente dopo le altre creature, al vertice di esse, ma solo al sesto giorno. Nella matematica biblica il “6” indica imperfezione, incompiutezza, perché è il “7” (simbolo della pienezza – completezza) “meno 1”, cui manca quindi il completamento. L’autore sacro, ottimo osservatore della realtà (sua e di ogni tempo), aveva colto nel vivere umano tutta la sua fragilità, ad esempio lo scarto tra il desiderio e la realtà, tra lo sforzo e la realizzazione pratica, in ogni cosa. E’ il versante realistico di quanto sfugge al controllo dell’uomo signore del mondo, quello cui Gesù alludeva parlando di quei “capelli del proprio capo” che nessuno riesce a contare (= controllare) se non Dio solo (Mt 10,29-31). Il valore del nostro essere nel mondo è quindi nel contempo molto alto e molto limitato: la Scrittura ci offre un identikit umano molto realistico e vero.

Il sabato di Dio e il sabato dell’uomo

Questa considerazione ci conduce alla terza risposta circa lo scopo dell’azione di Dio creatore. Tornando a Gen 1, leggiamo che nel settimo giorno, quindi alla méta, sta il riposo di Dio dalla sua “fatica” . A questo punto potremmo dire: “Beato lui, che può andare davvero in ferie!”, ma occorre subito aggiungere un particolare importante.

L’azione di Dio creatore è esempio per l’uomo. Ciò significa che anche l’uomo è chiamato a faticare per un certo tempo e a riposare in un altro; anzi, per la precisione, non ci si riposa il settimo giorno per poter lavorare negli altri sei (è l’identità dell’uomo alienato, non corrispondente al progetto di Dio), ma si lavora per sei giorni allo scopo di accedere al settimo, che qualitativamente è il più importante.

Tanto è vero questo, che il precetto del sabato (settimo giorno nel calendario ebraico) è finito tra i comandamenti del Decalogo, quelli basilari, che possiamo leggere in Es 20 e Dt 5. Per di più, questo comandamento (il terzo nell’elenco dei dieci) viene approfondito parecchio, alla pari di quello, assoluto e intoccabile, contro l’idolatria (che è il primo): “Sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non fa-rai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cie-lo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro” (Es 20,9-11), cioè appartenente a Dio e segno nel mondo della santità di Dio. Si parla di un riposo tanto necessario da essere univer-sale: non solo dell’uomo libero, ma anche dello schiavo, anche dell’animale domestico. Ripo-so anche della terra e dei vegetali, quando la concezione del “sabatismo” viene estesa all’anno sabbatico (Levitico 25,1-7). Il riposo inteso perfino in senso di solidarietà ed uguaglianza sociale, come sollievo del debitore dai suoi debiti (che sono segno e frutto della fatica di vivere e delle ingiustizie sociali quando il debitore era costretto a chiedere forti prestiti o anche a vendersi come schiavo), quando lo stesso criterio di base (“sabatismo”) va a suscitare l’istituzione del giubileo e della remissione dei debiti, appunto (Levitico 25,8-17).

Il riposo – sollievo dai mali: dono finale di Dio al mondo

Valore religioso, valore sociale, il riposo nella Bibbia è pienamente “settimo” perché è il dono definitivo che Dio ha riservato all’umanità dei giusti per la fine dei tempi. Il riposo è quindi, nella Scrittura, uno dei motori della speranza cristiana, l’obiettivo della lotta e del travaglio che sta alla fine di questi “sei giorni” che sono la vita che conduciamo quaggiù.

E’ il messaggio dell’Apocalisse, ultimo libro della Bibbia in ordine di comparizione, quando al capitolo 21 annuncia la Gerusalemme futura, la città dove si vive finalmente in pace e in comunione con Dio e con tutto il mondo; questa è una città fatta di case più che di industrie e autostrade trafficate, di luoghi dove le persone si trovano a proprio agio, lontano dagli affanni e dai guai. Rileggiamo i versetti 2-5, in cui parla Giovanni, l’autore: “Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono [di Dio]: Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il Dio-con-loro. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate. E Colui che sedeva sul trono disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose”.

Ora è ben delineato il progetto di Dio: come la creazione ha per scopo il settimo giorno, il sa-bato, così la nuova creazione, la realtà futura che attendiamo con speranza, trova la sua mas-sima espressione nella eliminazione dell’affanno e dell’alienazione (= distacco dell’uomo dalla propria dignità, da Dio e dagli altri), che molti ritengono come destino inevitabile della vita ma che, agli occhi di Dio, sono realtà temporanee, e da superarsi.

Conclusione

Alla luce di quanto detto, la proposta biblica è innovativa rispetto a quella del nostro mondo. Di fronte alla mentalità del divertimento, che si espande da un anno all’altro con forme sempre più sofisticate e che costituisce una vera e propria industria, con relativi enormi interessi economici, la Parola di Dio (nei pochi testi che abbiamo proposto, tra i tanti possibili) propone il valore del riposo, che è ben più di un semplice sollievo fisico. Come sempre, con la sua Parola Dio pone il proprio agire come modello dell’agire umano, e offre il suo messaggio per chi desideri dare maggiore qualità alla propria vita dentro (non certo fuori) la vita che oggi bisogna vivere con i suoi ritmi e le sue esigenze. Il cristiano edifica da oggi la Gerusalemme di domani lottando tenacemente per la giustizia e la qualità della vita, propria e di tutti, durante tutto l’anno, ma anche in questo periodo di benedette ferie.

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