Il Vangelo di Marco è stato definito «un racconto della passione con una lunga introduzione»: infatti tutto il vangelo converge nel racconto della passione che diventa la presentazione più eloquente della persona e della missione di Gesù. La sua morte non è frutto del caso o di un capriccio umano, è prima di tutto conseguenza di una missione messianica: egli muore a causa del modo in cui è vissuto. Gesù ha vissuto e ha predicato il Regno di Dio, vale a dire la prossimità di Dio all’uomo, specialmente peccatore e segnato dal limite. Questo suo messaggio e ancor di più il suo agire, pensiamo Gesù seduto a mensa con i pubblicani e peccatori, ha urtato contro l’opposizione e il rifiuto.

C’è quindi una connessione intima tra il ministero di Gesù e la condanna a morte che conferisce alla croce un significato positivo, in quanto è l’espressione estrema dell’impegno di Gesù di dare la vita per gli altri. Non è una semplice vittima cui sia stata imposta la morte: Gesù ha scelto la via che conduce alla croce, perché quello è il nucleo fondamentale del suo insegnamento. Con frequenti riferimenti letterari alla figura veterotestamentaria del Servo di Dio, la morte di Gesù viene proclamata con chiarezza come una morte-per-gli-altri.

Il racconto di Marco è provocatorio perché mostra che la vera identità di Gesù si svela ed è riconosciuta nella e attraverso la sua morte: la natura di Gesù Figlio di Dio si manifesta nella debolezza estrema della croce. L’insegnamento di Marco, molto simile alla teologia di Paolo, mostra nella croce la potenza e la sapienza di Dio. Con la croce Dio confonde la sapienza umana e la passione è il momento più efficace del ministero di Gesù, perché raccoglie i valori cardine della sua predicazione e del suo agire: servizio, superamento di sé, apertura agli altri. Nella croce c’è un’idea di potenza completamente diversa dalla logica umana.

Nella morte di Gesù c’è una teofania, cioè Dio si fa conoscere, come era avvenuto nel battesimo e nella trasfigurazione di Gesù. È la «rivelazione misteriosa» che presenta Marco: un Dio presente e sfuggente, illuminante e sconcertante; il suo tocco guarisce e lascia storditi. Con questi toni sommessi e misteriosi Marco descrive l’ottusità del cuore umano e indica pure l’imponente trascendenza del Dio che Gesù proclama. Dio non è prevedibile o facilmente conquistabile.

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