Commentando il capitolo quinto della Genesi ho avuto di affrontare il tema della genealogia. La sua funzione si potrebbe riassumere in questi termini: evitare che la memoria storica delle gesta del popolo d’Israele venga inghiottita dallo straripamento delle acque del minaccioso fiume dell’oblio; un pericolo, questo, che ben si sarebbe potuto concretizzare in conseguenza di quella vera e propria tragedia nazionale rappresentata dalla distruzione di Gerusalemme e dalla conseguente deportazione di parte della popolazione in Babilonia.
Se da un lato la genealogia biblica ha come primo scopo quello di garantire e salvaguardare l’identità etnica del popolo d’Israele a fronte di una situazione che ne metteva a serio rischio la sopravvivenza, dall’altro il ricorso ad essa esprime una seconda esigenza: quella di collocare la famiglia-popolo di Israele nel grande alveo dell’intera umanità, stabilendo delle relazioni che possiamo genericamente definire di solidarietà. Quest’ultima esigenza è intrinsecamente legata alla prima, nella misura in cui la difesa della propria identità etnica non può prescindere dalla precisa individuazione e dal conseguente riconoscimento di quella altrui1.

Se volessimo rappresentare mediante una metafora spaziale quanto siamo venuti finora argomentando potremmo dire che alla dimensione verticale dell’identità etnica, connotata dal legame ascendente e discendente che lega ciascun membro della genealogia ai rispettivi antenati e posteri, corrisponde quella orizzontale della solidarietà umana, consistente in un legame collaterale che mette in relazione la parte con il tutto2.

Le genealogia di Gen 10,1-32, a differenze di quella di Gen 5, si caratterizza per la sua complessità, in quanto è una genealogia segmentata, ovvero a partire da un antenato comune, si seguono diverse linee di discendenti. L’unico antenato dopo il diluvio è Noè e il narratore ripercorre le linee genealogiche dei suoi tre figli iniziando da Iafet, poi Cam e infine Sem.

Inoltre la genealogia di Gen 10 è del tutto particolare perché la famiglia di cui tratta è l’umanità stessa, chiamata a proliferare e a riempire tutta la terra dopo il diluvio universale. Il racconto, quindi, ricostruisce le origine dell’intera umanità post-diluviana facente capo al patriarca Noè e ai suoi tre figli.

Struttura di Gen 10

Il testo lo possiamo suddividere in tre parti ciascuna delle quali fa riferimento a uno dei figli di Noè: Iafet (vv. 2-5), Cam (vv. 6-20), Sem (vv. 21-29); c’è poi un’introduzione (v. 1) e una conclusione (v. 32) dove l’espressione «dopo il diluvio» (ʾaḥar hammabbūl) fa da inclusione. Le singole parti sono introdotte e concluse da espressioni simili (cf. vv. 2.6.20.22.31): «I figli di X sono…»; «Questi furono i figli di X…». Si registrano comunque delle differenze: ad esempio la conclusione della genealogia di Iafet è un po’ diversa (v. 5): non menziona i figli di Iafet (cf. 5b con 20 e 31) e cambia la sequenza (territorio, lingua, famiglie). La formula introduttiva per la genealogia di Sem (v. 22) viene anticipata dal v. 21: «Anche a Sem… nacque una discendenza» che richiama il fraseggiare di Gen 4,26 (cf. 10,25)3:

v. 1 Introduzione:

Questa è la discendenza dei figli di Noè: Sem, Cam e Iafet, ai quali nacquero figli dopo il diluvio.

vv. 2-5 Iafet

I figli di Iafe: 7 nomi

7 nome per i nipoti (tre figli di Gome; 4 figli di Iavan)

Formula conclusiva

v. 2

v. 3-4

v. 5

vv. 6-20 Cam

I figli di Cam: 7 nomi

24 nomi per i nipoti e 2 pronipoti, Saba e Detan

Formula conclusiva

vv. 7-18

v. 20

vv. 21-31 Sem

Anticipo

i figli di Sem: 5 nomi

21 discendenti

Formula conclusiva

v. 21

v. 31

v. 32 Conclusione

Queste furono le famiglie dei figli di Noè… dopo il diluvio.

Nelle genealogie dei figli di Noè ritorna il numero sette: Iafet ha sette figli e sette nipoti; al v. 7 i figli e i nipoti di Etiopia (Cus) sono in tutto sette; anche Egitto ha sette figli (v. 13); infine sembra probabile che i numero totale dei popoli discendenti da Sem, Cam e Iafet sia settanta. Cassuto per arrivarci omette Nimrod (vv. 8-12), mentre per Wenham è preferibile omettere i Filistei che sono solo connessi geograficamente con Caftor e quindi non hanno un legame genealogico con Cam. Il numero settanta non ha un valore quantitativo (non indica tutti i popoli della terra, cf. v. 5) ma qualitativo esprime un mondo che si costituisce come una grande famiglia.

Israele i grande assente

Grande assente in questa genealogia è Israele, ma esso è il punto prospettico dal quale le genealogie dei figli di Noè prendono l’avvio. Infatti le tre genealogie strutturano il mondo in tre cerchi concentrici attorno alla terra di Canaan4, la terra che sarà data in dono da YHWH ad Abramo. La descrizione poi avviene dall’esterno verso l’interno. Nel primo cerchio, il più esterno, che corrisponde alla genealogia di Iafet, troviamo i popoli più lontani che abitano, per quanto è dato di sapere, nelle regioni a nord e ad ovest di Israele, vale a dire Cipro, la Grecia e la Turchia attuali (Gen 10,1-5). Nel secondo cerchio vengono collocati i figli di Cam, molto più importanti per la storia d’Israele, basti pensare agli egiziani, i babilonesi, i filistei e i cananei. La maggior parte di questi popoli vive a est e a sud di Israele (cf. Gen 10,6-20). Infine appaiono, nel cerchio più interno i figli di Sem, di cui Israele si sente un lontano discendente (Gen 10,21-31). Fra questi popoli troviamo nazioni abbastanza prossime e quindi apparentate con Israele, ma non necessariamente amichevoli: Aram, Assur ed Elam, popolazioni che vivono per lo più ad est d’Israele. Aram e Assur, se pur imparentati con Israele, non si mostreranno nella storia successiva amici dei discendenti dell’arameo Abramo.

La “segmentata” genealogia dell’umanità ruota attorno al futuro Israele e se da un lato mostra i rapporti fraterni e solidali che legano tutti i popoli della terra in una “fraternità” universale (cf. valore simbolico del numero settanta), dall’altro, essendo il punto prospettico della genealogia Israele e il suo territorio, garantisce la salvaguardia dell’identità etnica che Israele ha visto minacciata da un certo periodo in poi con la tragica esperienza dell’esilio5. Già questo ci introduce nella storia della formazione del testo.

  1. Sul legame tra identità etnica e solidarietà umana cf. F. Crüsemann, Human Solidarity and Ethnic Identity: Israel’s Self-Definition in the Genealogical System of Genesis, in M.G. Brett, ed., Ethnicity and the Bible (Bible Interpretation Series 19), Leiden 1996, 57-76.
  2. Cf. F. Cocco, Israele tra identità e solidarietà: la “tavola delle nazioni” (Gn 10,1-32), in Parole di Vita LI 6 (2007), 5.
  3. Cf. G.J. Wenham, Genesis 1-15 (WBC 1), Nashville 1987, 213.
  4. Cf. Wenham, Genesis 1-15, 242-244; J.L. Ska, Le genealogie della Genesi e le risposte alle sfide della storia, in Ricerche Storico Bibliche 17/1 (2005), 94.
  5. Cf. L. Mazzinghi, Unità e diversità della famiglia umana nella “tavola dei popoli” (Gn 10), in Vivens Homo 3 (1992), 27-43; G.L. Prato, Dalla geografia neutrale alla mappa ideologica centralizzata: la “tavola dei popoli” (Gn 10) da testo delle origini a immagine normativa, in L. Cagni, ed., Biblica et Semitica. Studi in memoria di Francesco Vattioni, Napoli 1999, 511-546.

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