Il racconto della purificazione del tempio è ricordato da tutti gli evangelisti all’inizio dell’ultima fase del ministero di Gesù a Gerusalemme, dove porterà a termine la missione ricevuta dal Padre. In modo significativo Giovanni sceglie di anticipare questo evento all’inizio dell’attività pubblica di Gesù, con l’evidente proposito di farne una scena programmatica e profetica.

Allontanando venditori e cambiavalute dal tempio di Gerusalemme, Gesù dà una precisa “intonazione” a tutto il proprio ministero, che si trova riassunto e interpretato nelle celebri parole: «Non fate della casa del Padre mio un mercato!», che richiamano le parole del profeta Zaccaria (Zc 14,21).

Nella linea degli antichi profeti Gesù apre la missione con un gesto simbolico, di cui i giudei ben percepiscono la portata profetica. Non a caso essi chiedono a Gesù un «segno», cioè un prodigio che va celebrato non nel tempio, ma nel proprio corpo; non in uno spazio sacro, ma nella vita comune. In modo impareggiabile, la lettera agli Ebrei ci ricorda che l’unico sacrificio gradito a Dio è quello della propria volontà:

⁵Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. ⁶ Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. ⁷Allora ho detto: «Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà» (Eb 10,5-7).

Così è stato per Gesù Cristo e così è per ogni credente in Cristo. L’alleanza stipulala presso il monte Sinai tra Dio e il popolo d’Israele raggiunge la sua pienezza in Cristo: nel suo corpo, infatti, l’umanità e la divinità si uniscono indissolubilmente senza confusione e nel segno di una perfetta libertà. Solo in lui l’uomo può incontrare Dio e solo in lui può rinascere come figlio di Dio. Ebbene, rileggere il passo giovanneo alla luce di tutto questo ci apre il cuore e ci conferma che Gesù è la nostra via, verità e vita.

Così da Gesù in poi Casa del Padre non è più l’edificio del tempio, ma ogni corpo d’uomo e di donna è tempio divino: fragile, bellissimo e infinito. Nessuna vita, da Gesù in poi, vale poco; infatti, per quanto poco essa valga, vale agli occhi di Dio semplicemente perché è la Sua casa.

Non fare della casa del Padre mio un mercato significa: non fare mercato dell’uomo, della sua vita, dei poveri, delle donne e dei bambini.

Anche oggi Gesù viene con una parola forte per liberare dalle catene i piedi di uomi e donne deboli che altri uomini hanno incatenato.

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