Home Commento a Genesi Abramo e la sua intercessione per Sodoma e Gomorra

Abramo e la sua intercessione per Sodoma e Gomorra

Dopo l’episodio dell’accoglienza dei tre misteriosi ospiti da parte di Abramo e l’annuncio della nascita di un figlio da Sara che si chiamerà Isacco, la XVII domenica del tempo ordinario dell’anno C ci presenta la seconda parte del capitolo diciotto della Genesi. Qui il patriarca viene messo al corrente da Dio di un suo progetto su Sodoma e Gomorra., il patriarca viene messo al corrente da Dio di un suo progetto su Sodoma e Gomorra.

Testo di Gen 18,20-32

In questi giorni ²⁰ Disse allora il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. ²¹ Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
²² Quegli uomini partirono di là e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora alla presenza del Signore. ²³ Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? ²⁴ Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? ²⁵ Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». ²⁶ Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo». ²⁷ Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere: ²⁸ forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne troverò quarantacinque». ²⁹ Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». ³⁰ Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». ³¹ Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». ³² Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola: forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci».

Per comprendere il testo, dobbiamo iniziare la nostra lettura dal momento in cui gli ospiti riprendono il cammino:

Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sodoma dall’alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli (v. 16).

I vv. 17-19, dischiudono per il lettore la mente di Dio, mentre si interroga se debba o no confidare ad Abramo ciò che si appresta a fare. Ricordando a se stesso il destino di Abramo e della sua discendenza, decide di fidarsi di lui, confermando così le parole di un altro profeta: «In verità, il Signore non fa cosa alcuna senza aver rivelato il suo piano ai suoi servitori, i profeti» (Am 3,7).

Il grido

Dio dunque parla:

Il grido contro Sodoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!.

Il «grido» è un termine che ricorre spesso in situazioni di oppressione – il sangue di Abele (Gen 4,10), il popolo d’Israele in Egitto (Es 2,23; 3,7.9), la città di Gerusalemme devastata dall’esercito babilonese (Ger 18,22; 20,16 ecc.) gridano verso Dio per ottenere giustizia. Ora un grido sale a Dio contro le due città (Ez 16,49).

Faccia a faccia

I due compagni di Dio proseguono il cammino ed Abramo si trova solo, faccia a faccia, con Yhwh. Il testo ebraico dice che egli sta davanti a Dio: l’espressione è spesso usata come termine tecnico per servire Dio (1 Re 17,1; 18,5), per entrare alla sua presenza (Dt 19,17; 29,14) e per definire coloro che intercedono: «Anche se Mosè e Samuele stessero davanti a me, non volgerei lo sguardo verso questo popolo» (Ger 15,1).

Il testo dunque introduce Abramo nel suo ruolo profetico, nel suo essere mediatore tra Dio e il popolo, attraverso l’intercessione. La persona di Abramo è l’ultimo limite posto al giudizio di Dio sulla città peccatrice. Come altri dopo di lui si appella alla misericordia di Dio. Ricordiamo Samuele (1 Sam 7,5-9); Elia (1 Re 17,17-23); Eliseo (2 Re 4,33; 6,15-20), ma soprattutto Mosè, il grande intercessore (Es 32,11-13.31-34; 33,12-15; 34,9).

La sola ragione per cui Abramo può appellarsi a Dio è perché conosce il suo cuore: colui che è giustizia non può agire ingiustamente (v. 25). Abramo non discute la correttezza del giudizio di Dio, ma la sua giustizia: come può il Signore punire indiscriminatamente il giusto e l’empio? Tuttavia, egli non chiede la salvezza degli innocenti attraverso la loro separazione dai colpevoli. Chiede che, per la presenza degli innocenti, anche i colpevoli possano continuare a vivere. Chiede a Dio di fissare lo sguardo sugli innocenti, sul germe di bene presente nella città, di benedirlo, perché divenga possibilità di vita per tutti. In altre parole, Abramo invita Dio ad agire da Dio. Dio accoglie la preghiera di Abramo perché è secondo il suo cuore: «…per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo» (v. 26).

Perché la maledizione si trasformi in benedizione occorre la presenza di qualcuno che entri nella maledizione benedicendo: occorre qualcuno che spezzi la catena del male con il bene. Il male vive e si diffonde perché trova altro male con cui alimentarsi. La presenza di un piccolo resto fedele a Dio, capace di condividerne la giustizia nelle relazioni fraterne, indica che l’intera comunità può essere salvata. Come la presenza del seme di Abramo diviene benedizione per tutte le famiglie dei popoli, così la presenza di un ‘piccolo gregge’ fedele a Dio diverrà sorgente di speranza anche per una città corrotta.

La conta

Il dialogo con Dio continua: 50; 45; 40; 30; 20; 10! Non sappiamo perché Abramo si fermi al numero dieci: nella tradizione giudaica si afferma che perché la preghiera sia valida, legale, occorre si raggiunga un quorum, un minimo di dieci uomini. Forse, più semplicemente, A bramo era sicuro che in una grande città si sarebbero trovati almeno dieci innocenti: ciò non accadde e la città verrà distrutta.

Continuando a percorrere la storia della salvezza, vediamo come Dio abbassi il quorum. In Ger 5,1 sfida gli abitanti di Gerusalemme a percorrere la città per cercare almeno un uomo che viva nella giustizia e nella verità: «Percorrete le vie di Gerusalemme, osservate bene e informatevi, cercate nelle sue piazze se c’è un uomo che pratichi il diritto, e cerchi la fedeltà, e io la perdonerò» (5,1). Anche in Is 52,4-5 un innocente diviene strumento di salvezza per il popolo: «Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti».

Un drastico ridimensionamento

In Abramo, profeta ed intercessore, possiamo infine intravvedere i lineamenti del Figlio che, divenuto figlio della nostra storia, ha trasformato l’umanità dal di dentro, rendendola di nuovo innocente, «molto buona», come quando era stata chiamata all’esistenza (Gen 1,31). Per l’innocenza del Figlio, tutti i colpevoli possono tornare ad essere innocenti: «Padre, perdona loro perché non sanno cosa fanno» (Lc 23,24). Nel crocifisso l’intercessione di Abramo viene finalmente esaudita.

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1 commento

  1. Questo passo è bellissimo. Ho invidiato Abramo e il suo ardimento nel chiedere la salvezza di queste città perdute dietro il male ed ho visto in Cristo l’ unico uomo Giusto che possiamo porre davanti al cuore di Dio per trovare misericordia. Ci conceda il Signore di essere intercessori per i meriti di Cristo, in favore dei nostri fratelli.

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